Alfredo M. Bonanno
Gli Ebrei e il male assoluto

Opuscoli provvisori – 92
2015, pagine 72
euro 4,00

Gli uomini sono tutti uguali, e se qualcuno è indicato come più uguale di altri, per legge, si tratta di una beffa atroce, di un indennizzo fasullo, di una prevaricazione basata sulla forza politica attuale e sulla falsa coscienza di antichi torti inflitti. Ciò vale per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo. Chi ha stabilito, per legge, che sottrarre qualche centinaio di migliaia di morti, all’elenco, sterminato, delle vittime della shoah, è un reato, è un razzista.
Non è vero che razzisti sono solo i sostenitori imbecilli di una improbabile fanfaluca come la “razza ariana”, sono parimenti razzisti tutti coloro che si considerano superiori ad altri per la loro origine diversa. Se non ci sono “razze” umane ci sono diverse caratteristiche umane che, considerate superficialmente, come ad esempio il colore della pelle, indicano una differenza. Ho conosciuto neri razzisti, zingari razzisti, Ebrei razzisti e, nei loro ragionamenti, affioravano imbecillità non dissimili da quelle di un qualsiasi Alfred Rosenberg o Houston Stewart Chamberlain.

Ernest Cœurderoy
Vita e morte di un bracconiere

Opuscoli provvisori – 91
2015, pagine 76
euro 4,00

Se mi impedisci di vivere, e di vivere come io decido di vivere, io ti impedisco di vivere, ti tolgo la vita. Non è un bel ragionamento, non va preso come modello, ma regge. Come ragionamento regge, e io sono pronto a sottoscriverlo. Certo, se soppeso le conseguenze del mio gesto mettendo sull’altro lato della bilancia soltanto la giustizia violata, la vera giustizia, non la pagliacciata dei tribunali, potrei restare un poco col braccio incerto, alzato a metà e trattenere il dito sul grilletto. Fermarmi e riflettere, accettare la supponenza onnicomprensiva della legge che mi impedisce ciò che per me è un diritto e per lei un reato, e tornarmene, coda fra le gambe, accettando la carità di un lavoro fissato dalle regole della convivenza civile.
E la dignità offesa? La mia dignità? Che cosa ne ho fatto?

Raoul Vaneigem
Terrorismo o rivoluzione

Opuscoli provvisori – 90
2015, pagine 62
euro 4,00

Molto di quello che qui viene recitato con grazia e (non poca) presunzione da Vaneigem è praticamente andato in fumo. Perché allora non assecondare il corso delle vicende umane e mandare anche questo breve testo verso il suo destino? Per due buoni motivi.
Primo, perché rappresenta una testimonianza d’epoca, un attestato delle illusioni di un tempo, le quali, una volta scomparse, si sono portate con sé anche le disponibilità coraggiose, gli impegni (engagements) al di là di ogni limite, l’odore del sangue e perfino le lacrime di pietà. Non so se l’asciuttezza paranoica, quindi bipolare, di ciò che è rimasto sia qualcosa da stringere nelle mani, un tesoro di cui far conto.
Secondo, perché alcune chiarezze, in questo testo presenti, sia pure confinanti con banalità stantie spesso considerate con eccessiva benevolenza, sono perle di consapevolezza oggi introvabili. Se ne potrebbe fare una piccola elencazione che evitiamo a beneficio del lettore.
Suggeriamo la lettura di questo testo cercando di evitare le contaminazioni storiche. Mettiamo, come se fosse possibile decifrarlo senza tenere conto dell’Internazionale situazionista e dei debiti contratti con Debord. Nel caso in cui, nel corso della lettura, ci si accorgesse dell’impossibilità di mantenere fede a questo impegno preventivo, suggeriamo di buttare via il libro.

Michèle Duval
I seguaci dell’amianto

Opuscoli provvisori – 89
2015, 2a ediz., pagine 80
euro 4,00

Il massacro è adesso visibile a livello mondiale. Sono perfino arrivate le condanne giudiziarie, per quel che valgono. I morti di cancro si contano a migliaia e i malati in procinto di morire sono altrettanti.
Non è tanto l’ottusità e la limitatezza degli scienziati che colpiscono – queste si conoscevano da sempre – quanto il cinismo dello sfruttamento senza limiti e senza pudore.
Si pensava scomparso per sempre il massacro dei bambini e delle donne nelle fabbriche dell’Ottocento, e invece continua. Non sono soltanto gli operai buttati al macello ma anche le loro famiglie, comunità intere corrono il rischio di morire per il guadagno tradizionale del 3%, senza pietà, fino all’ultimo uomo. In una società che innalza il pavese della democrazia e del perbenismo, persistono sacche di pirateria all’interno del meccanismo di sfruttamento. La responsabilità di questi estremismi non è soltanto della smania di guadagno di qualche esoso capitalista, ma è dell’intero sistema che rende possibile l’ipocrisia e l’imbroglio di qui il testo che presentiamo è un considerevole esempio. Basta pensare che è stato pubblicato per la prima volta nel 1977.

Alfredo M. Bonanno
Il messaggio nella bottiglia

Opuscoli provvisori – 88
2015, pagine 160
euro 4,00

Solo il silenzio
Perché non più parole? Perché a un certo punto la lotta per il possesso delle parole risulta insoddisfacente, i rituali che l’accompagnano scadono di fascino, non hanno più spinta, non mi fanno innamorare, mentre l’ignoto diventa noto scopro che la trama è sempre la stessa. E scopro anche una mancanza, l’impossibilità della connessione perfetta, della completezza. Posseggo conoscenze e tecniche, ma ho un me stesso dimidiato dalle stesse procedure di specificazione. Ho nostalgia di qualcosa che non c’è nella conoscenza e che non ha caratteristiche lessicali. Questa inquietudine fa venire avanti la paura del tremendo, di ciò che non posso afferrare e che mi sfugge malgrado la mia caccia sia sempre più serrata, qualcosa che mi indica come non è nella quantità quello che cerco e quindi vengo gettato in uno spaesamento che corre il rischio di elevarsi a delirio. Mi interrogo su questa potenza dell’assenza e non ho risposte. Silenzio. La quantità non rivela che le sue origini interne, le sue interne relazioni con il molteplice, ma della qualità non ho notizia. C’è stato un orientamento percettivo, ma dove è andata a finire?
Solo il silenzio.

Michail Bakunin
Il principio dello Stato

Opuscoli provvisori – 87
2015, pagine 64
euro 4,00

Sulla tradizione di Proudhon, per altro non ben conosciuto, Bakunin persegue l’analisi di collegare l’origine e lo sviluppo dello Stato sull’idea di Dio. In questo frammento manoscritto la tesi è sviluppata in modo stringato e convincete, più del famoso Dio e lo Stato. In ogni caso, i due testi si integrando reciprocamente.
La conclusione è presto detta: non è possibile una lotta contro lo Stato senza l’assistenza attiva di una lotta contro la religione e, per converso, una lotta platonicamente diretta a “dimostrare” la non esistenza di Dio diventa inconsistente senza una parallela sovversione sociale avente, quest’ultima, lo scopo immediato di distruggere il nemico.
Che i sedentari mangiapreti continuino in pace la loro digestione.

Charles Fourier
Critica del catechismo laico

Opuscoli provvisori – 86
2015, pagine 54
euro 4,00

La Rivoluzione francese, “grande”, per dirla con Kropotkin, è stata una svolta decisiva nella storia dell’uomo ma, nello stesso tempo, è stata l’occasione per sigillare il dominio in modo nuovo, aprendo tutti gli sviluppi moderni della sua realizzazione.
Ci siamo entusiasmati leggendo i grandi avvenimenti di quell’epopea, ma le critiche sono sempre arrivate con ritardo.
Charles Fourier è, in queste pagine, come in tante altre della sua vastissima opera, un critico pungente e radicale, anche per noi, a distanza di tanto tempo. Non sono forse in circolazione anche oggi alcune delle idiozie affermate con tanta prosopopea nel lavoro di Saint-Lambert? A quando la definitiva distruzione del mostro statale?

Alfredo M. Bonanno
L’Inquisizione spagnola e gli Ebrei

Opuscoli provvisori – 85
2015, pagine 78
euro 4,00

In tempi perbenisti, tipici del gesuitismo francescano (non si tratta di un bisticcio di parole), è bene rileggere alcuni accadimenti del passato, più o meno antico. Che la vergogna e l’obbrobrio non si cancelli tanto facilmente, con un colpo di spugna e qualche parola caritatevole. L’attuale papa Francesco è un continuatore dei massacratori del passato, non dimentichiamolo. Nessuna illusione.

Ernest Cœurderoy
La corrida

Opuscoli provvisori – 84
2015, pagine 80
euro 4,00

Queste bellissime pagine di Coeurderoy non sono un contributo “animalista”, sarebbe riduttivo leggerle in quest’ottica. Sono un commovente e grandioso appello contro l’indegnità dell’uomo, contro le sue atrocità, contro le sue miserie, contro il piacere abietto che prova nell’infliggere dolori e sofferenze.
Togliere dal luogo dove stavano, I giorni dell’esilio, è stata forse una forzatura editoriale, ma non ce ne rammarichiamo.

Johann Most
La peste religiosa

Opuscoli provvisori – 83
2015, 2a ediz., pagine 80
euro 4,00

Dominio e religione sono legati insieme, quando cadranno faranno un tonfo comune, non è possibile ipotizzare una lotta contro la religione senza una contemporanea, e particolarmente efficace, lotta contro il potere così come storicamente si è coagulato nello Stato.
Se in Spagna, l’insurrezione del 1936 bruciava le chiese non era soltanto perché molti preti combattevano a fianco dei franchisti o svolgevano il compito di delatori, ma anche perché la coscienza rivoluzionaria anarchica non poteva – né doveva – distinguere tra Chiesa e potere. Il sentimento religioso, individuale e personale, la fede o la credenza, la paura e tutti i sentimenti che le fanno da corredo, sono altro, e questi vanno rispettati, ma l’istituzione Chiesa e l’esercito spietato che la personifica e la fa agire, sono un’altra cosa.

Alfredo M. Bonanno
Dio e lo Stato nel pensiero di Proudhon

Opuscoli provvisori – 82
2015, 2a ediz., pagine 90
euro 4,00

Una delle migliori analisi del rapporto tra la religione e lo Stato. Proudhon non è un filosofo scolastico, comincia a lavorare come operaio affrontando la lotta per superare la miseria. Spesso, chi ha fatto questa esperienza sgradevole e angosciante diventa un feroce repressore o un millantatore reazionario, qualcosa a metà tra un riformista e un sognatore di utopie. Non è il suo caso. Marx aveva visto giusto, cercando di frenare, con i soliti mezzi – la calunnia e l’imbroglio – la dirompente efficacia delle Contraddizioni economiche. Lo spirito giornalistico (pungente ma superficiale) che il sofista hegeliano utilizzò, da par suo, è tutto nel sottotitolo del grandioso libro di Proudhon (Filosofia della miseria), capovolto in Miseria della filosofia.
Veramente stupefacenti le note critiche che stende Proudhon in margine alla sua copia del libro di Marx. Stupefacenti ed esilaranti.

Michail Bakunin
La Comune e lo Stato

Opuscoli provvisori – 81
2015, pagine 80
euro 4,00

Bakunin spiega in modo magistrale l’esperienza della Comune di Parigi mentre gli accadimenti sono sotto gli occhi di tutti.
In queste tre conferenze l’accento è posto sulle radici economiche e sociali che determinarono la guerra franco-prussiana e sulle possibilità rivoluzionarie di un popolo che prende in mano le proprie sorti nel momento in cui tutti i traditori sono tutti smascherati.
Tornare a riflettere su quei pochi mesi rivoluzionari e, particolarmente, su quegli ultimi giorni in cui la Senna si colorò di rosso, è sempre un momento di grande commozione ma anche di grande importanza. Guai a farsi illusioni sulla brava gente che ci sta di fronte. Non si faranno nessuna remora morale nel momento in cui vedranno davanti ai loro occhi spaventati sorgere lo spettro della resa dei conti.
Su questo non bisogna avere dubbi.

Critiche di Malatesta, Galleani, Borghi e di alcuni anarchici russi
Manifesto dei Sedici Critiche di Malatesta, Galleani, Borghi e di alcuni anarchici russi

Opuscoli provvisori – 80
2015, pagine 128
euro 4,00

Il Manifesto chiamato “dei Sedici”, dal numero (errato) dei firmatari, costituisce un cedimento clamoroso di fronte alla linea primaria e insostituibile degli anarchici, di ogni anarchico, contro la guerra. Su questo sono tutti concordi, non ci sono anarchici, oggi come ieri, che trovano giustificazioni alla sua stesura. E allora? Come mai uomini del calibro di Grave, Cornelissen, Malato e Kropotkin, per limitarsi ai compagni più conosciuti, lo stesero e lo firmarono? La risposta non può essere che una sola: fu un abbaglio, ma un abbaglio consequenziale.
Un abbaglio, perché credere di partecipare a una guerra “dalla parte giusta” non è possibile, non esistendo guerre giuste. Consequenziale, perché derivante logicamente dall’ipotesi quantitativa fondata sulla logica dell’aggiunta o, come l’abbiamo definita, dell’“a poco a poco”. Il determinismo, in salsa marxista o positivista, risulta sempre indigesto.

Alfredo M. Bonanno
Di quale natura parliamo?

Opuscoli provvisori – 79
2015, pagine 64
euro 4,00

Ogni lotta di settore, condotta dagli anarchici, è destinata a essere recuperata se non riesce a raccordarsi con il progetto complessivo di distruzione dello Stato.
La lotta per la difesa della natura è un esempio clamoroso, e si affianca alle altre lotte che si autoracchiudono nell’ambito di una qualificazione di comodo, che dà, sulle prime, l’impressione, ma solo l’impressione, di essere più comprensibile e più generalizzabile, senza chiedere quell’impegno totale che lo scontro rivoluzionario minaccia di imporre impietosamente.
E, se invece provassimo a ribaltare il problema? Se provassimo a inserire la specificità di un intervento di lotta – poniamo contro lo sfruttamento animale – non nell’ottica limitata del vegetarismo o della lotta di liberazione animale, ma nell’ampio raggio di uno scontro distruttivo rivoluzionario? Se portassimo all’interno della lotta circoscritta la proposta e la metodologia distruttiva di attacco contro il nemico, per primo lo Stato?
Non solo saremmo più efficaci, ma vedremmo subito scomparire tutti quei fantasmi che ci accostano nel corso dello scontro, i quali sono d’accordo con noi, anarchici, solo per l’esiguità e la parzialità della nostra lotta, mentre non accetterebbero la proposta di uno scontro generalizzato, appunto di uno scontro anarchico.

Michail Bakunin
Dove andare, cosa fare?

Opuscoli provvisori – 78
2015, pagine 62
euro 4,00

Mettere la scienza al servizio della rivoluzione. Concetto tipicamente bakuninista. Non che, di per sé, sia errato, tutt’altro, è che suona troppo deterministico. La scienza del suo tempo? Forse, che nemmeno di quella ci si poteva fidare. Bastare pensare alle imbarcate che quei vecchi rivoluzionari presero per la statistica. Oggi meno che mai.
L’economia? Ma che scienza è mai? Non la si può definire in questo modo nemmeno con i paraocchi in dotazione ai pazienti asinelli soggiogati al carro. Eppure ci sono tanti compagni che pensano, non voglio qui fare velo alle mie personali responsabilità, di poterne sviscerare i misteri. Possiamo discutere per anni, quanto volete, sul modo di fare funzionare in modo autogestito una fabbrica senza avanzare di un millimetro sulla strada della rivoluzione. Più o meno come il problema di autogestire una barricata o uno scontro di piazza contro la polizia. Molte cose si possono fare, alcune attengono alle sottigliezze tecniche della guerriglia, ma non è questo il punto. La rivoluzione è altra cosa.
Con tutto ciò, nello scritto di Bakunin, che proponiamo alla riflessione (non alla semplice lettura) dei compagni, non ci sono solo l’entusiasmo e l’ingenuità, c’è anche un fondamento diverso, c’è la necessità della conoscenza, c’è la sollecitazione alla ricerca dei mezzi per approfondire la realtà e quindi rendere possibile, e più incisiva, l’azione. Ecco la chiave di lettura idonea per queste pagine.

L’anarchismo nella rivoluzione russa

Opuscoli provvisori – 77
2015, pagine 106
euro 4,00

Per la lettura dei testi qui pubblicati è necessario tenere presenti alcune indicazioni. Il curatore, Paul Avrich, era uno storico, come tale provvisto di una vasta conoscenza del problema (l’anarchismo all’interno della rivoluzione russa), essendo per altro anche di madre-lingua russa. Ma, purtroppo, era uno storico e niente di più.
La traduzione italiana, molto più ampia degli stralci qui pubblicati, fatta nel 1976 da La Salamandra, contiene quindi, oltre ad altri testi meno importanti, anche le precisazioni e i commenti dello storico. Non pubblicabili. A titolo di esempio abbiamo qui riportato le sue considerazioni (positive) sulla destinazione riservata dal potere sovietico al Museo Kropotkin, scuola per bambini, scelta che, a dire di Avrich, avrebbe fatto contento il vecchio anarchico. E del concetto di recupero? E del volere cancellare anche le minime tracce di una persistenza che, nel 1967, anno della visita di Avrich, continuava evidentemente a disturbare? Nemmeno una parola.
Un’altra perla, non riportata, il giudizio di paragonare le scelte insurrezionali di Bakunin a Lione con quelle interventiste di Kropotkin nel Manifesto dei Sedici. Improponibile giudizio.
A parte tutto questo, e le sviolinature fuori luogo, tipiche di chi si occupa di ricordare evitando accuratamente di riproporre, l’Introduzione di Avrich rimane un’utile lettura.

Pierre-Joseph Proudhon
Dimostrazione della inesistenza di Dio

Opuscoli provvisori – 76
2015, pagine 80
euro 4,00

Leggere Proudhon è un’esperienza fuori del comune, sono pochi gli scrittori che mettono insieme la verve polemica con l’approfondimento teorico, la stringatezza dell’esposizione con la radicalità concreta del proprio modo di vedere il mondo.
Il tempo sembra non intaccare le sue cose, anche se, da parte del lettore, occorrono due cose: la mente sgombra dalle solite chiacchiere a cui una superficialità a noi contemporanea ci ha abituati e la volontà di andare oltre.
Questi estratti, che tali sono, dell’opera sua maggiore, rappresentano bene la necessità di sgombrare la propria visuale dai fantasmi, in primo luogo dal fantasma della divinità. In fondo il potere si fonda su Dio, ogni potere viene da Dio, anche se oggi lo leggiamo in termini diversi e la religione è diventata la serva scema, o se si preferisce l’assistente sociale di riserva, quando le strutture forti della repressione cominciano ad accusare difficoltà.
C’è in questo schieramento di orrori una sostanziale mutua disponibilità di servizio che, osservata bene, sgomenta.
Buona lettura.

Alfredo M. Bonanno
Distruggiamo le carceri

Opuscoli provvisori – 75
2015, pagine 86
euro 4,00

Il carcere è la struttura portante dello Stato. Carcere e Stato sono due angolazioni della medesima mostruosità. Gli anarchici sono contro lo Stato, ecco perché sono contro il carcere.
Poiché rifuggiamo, come più volte detto, da affrontare problemi della società del futuro, quella per intenderci fondata sulla bellezza dell’anarchia, e ci interessiamo di questioni terrene e non angeliche, tutto si riduce a discutere sul termine “contro”.
Che vuol dire essere contro il carcere?
È presto detto. Siamo per la distruzione del carcere. Allo stesso esatto modo di come siamo per la distruzione di questa società in cui ci stanno affogando.

Victor Rudin
Max Stirner. Un refrattario

Opuscoli provvisori – 74
2015, pagine 78
euro 4,00

Fra i tanti equivoci che spesso mi sembra di cogliere nelle molte letture di Stirner che incontro qua e là, non solo equivoci scritti, che questi sono imeno pericolosi, giudicandosi da se stessi, ma equivoci pensati, cioè idee che ognuno si fa di quello che, secondo lui, ha scritto Stirner, mi sembra giusto riproporre la lettura di questo opuscolo, vecchio quanto si vuole ma sempre interessante.
Non che quanto qui scritto sia esente dalla tabe suddetta, solo che si tratta di considerazioni differenti, difatti non appartengono alla frettolosa, e volonterosa ma ottusa, lettura di tanti che vogliono vedere Stirner per quello che non fu mai,ma sollevano problemi esposti al sole decenni or sono e oggi racchiusi nei cassetti della memoria di coloro che hanno ancora il culto di quest’ultima dea.
Sottolineato, ma proprio in fondo, non in prima fila, il rapporto tra individualismo e comunismo, tra l’azione del singolo e l’azione cercata attraverso l’unione – provvisoria e non sigillata da alcuna bandiera – con altri compagni, altri individui, altri egoisti. Che importano le pretese definitorie?
E qual è il cemento di questa ricerca, se non quel l’affinità di cui tanti continuano a parlare e pochi a comprendere? E, ancora più oltre, il fondamento, la costruzione, impensabile, quell’informalità anch’essa deformata e vilipesa, fino a quando resterà tale, oggetto di vacui dibattiti e interessate malcomprensioni di perdigiorno?

Michail Bakunin
La scienza e la questione vitale della rivoluzione

Opuscoli provvisori – 73
2015, pagine 112
euro 4,00

Bakunin si pone un dilemma fondamentale: dove fermarsi nell’acquisizione della conoscenza? Senza non si può andare verso la rivoluzione, continuando ad acquisirla si corre il rischio di non sapersi dove fermare per dare inizio all’attacco.
Questo non è un problema soltanto individuale, cioè riguardante il singolo rivoluzionario e i mezzi conoscitivi (e pratici) dei quali si deve dotare, ma anche quella grande massa incognita e spesso confusamente avvertita, nel dilagare della sofferenza e della repressione, come pronta a insorgere, salvo poi a rendersi conto che la realtà era tutt’altro che matura.
Se l’ignoranza è di certo un freno per bloccare la rivoluzione, uno strumento di rassegnazione e di ottusità, un potente strumento utilizzato dallo Stato e dalla religione, la cultura è un’arma a doppio taglio. Foggia, di per sé, privilegiati, dottrinari, gente pronta a vendersi al migliore offerente. Dove fermarsi? Quali i confini oltre i quali si travalica nel considerarsi merce in vendita e non più disponibili alla lotta? Non è facile individuare questo confine.
Quello stimolo all’azione, l’incredibile differenza che passa tra il fare e l’agire, tra l’accumulo e il dispendio assoluto, tra il risparmiarsi per il futuro e il mettersi del tutto in gioco, ora e subito, tutto ciò è intuito da Bakunin, che così lascia spazio all’immaginazione del lettore disponibile all’attacco.

A cura di Alfredo M. Bonanno e Santo Calì
Leccaculi e delinquenti Quindici scritti fascisti di cui suggeriamo la rilettura

Opuscoli provvisori – 72
2015, pagine 96
euro 4,00

Poche settimane prima di morire a Segrate, Giangiacomo Feltrinelli fa uscire per la sua casa editrice un grosso volume di scritti fascisti. Pochi giorni dopo per le edizioni Underground di Catania e La Fiaccola di Ragusa esce un opuscolo con alcuni degli scritti contenuti in quel volume. Il nostro scopo era quello di fare conoscere le responsabilità fasciste di alcuni intellettuali e uomini politici, tutti all’epoca ancora viventi (escluso Adriano Tilgher, morto nel 1941), riciclati nell’arca democratica, e di alcuni fascisti, coperti anche loro di un nuovo alone perbenista, eppure a suo tempo compromessi non solo col fascismo ma con la sua versione razzista.

Alfredo M. Bonanno
Contro la coerenza

Opuscoli provvisori – 71
2015, pagine 128
euro 4,00

Compito ingrato quello di risvegliare i dormienti.
E quanto più duro è stato prendere sonno, quanto più dura la lotta per allontanare i fantasmi di ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, tanto più astiosa sarà la reazione di chi è disturbato mentre dormiva.
L’anarchismo può benissimo contribuire a tenere buoni tutti coloro che, in questo modo, si mettono la coscienza in pace. L’ideale è salvaguardato, le chiacchiere pure, quindi nulla di nuovo sotto la luna.
La coerenza, cioè la perfetta corrispondenza di quello che si fa con quello che si pensa, pensare da anarchici e fare da anarchici, è una forma molto comune, e molto usata, di mettere a tacere la propria coscienza.
Punzecchiare, come faccio in questo libretto, l’idolo della coerenza è pratica malfamata, quindi in perfetta coerenza con il mio essere malfattore e fuorilegge.
Come ho detto pubblicamente più volte, non sono un architetto o un artista a cui chiedere di rifare la facciata di un palazzo, ma un idraulico in grado di provvedere a sistemare il cesso.
Sogni d’oro ai dormienti.

Raoul Vaneigem
Banalità di base

Opuscoli provvisori – 70
2015, pagine 84
euro 4,00

Ha un senso oggi dare voce ai situazionisti? Penso di sì. Molti dei problemi aperti a suo tempo, sia pure in modelli linguistici ormai datati, sono ancora sul tappeto e corrono il rischio di risultare sempre più incomprensibili se non visti alla luce di qualcosa che viene dal passato. E i situazionisti fanno parte del nostro passato, lo si voglia ammettere oppure no.

Michail Bakunin
Scritto contro Marx

Opuscoli provvisori – 69
2015, pagine 118
euro 4,00

Una volta aveva detto che bisognava separare le grandi capacità analitiche di Marx, la sua preparazione filosofica ed economica, la quale poteva essere utilizzata anche dagli anarchici (invero in questo campo endemicamente carenti) e per il resto lo si poteva mettere tra parentesi. Adesso affronta le trame intestine, le calunnie, le chiacchiere di corridoio, i soppesamenti dietro le quinte, le correnti di potere, le meschinerie personali, e tutto quel bagaglio che in una parola si potrebbe definire come “politica”. Semplicemente politica, l’arte di far fare agli altri quello che questi non vogliono fare. E così scopriamo che Marx, prima ancora di essere filosofo ed economista (la grandezza in questi campi è faccenda opinabile), è un politico, un piccolo uomo, un Talleyrand in sedicesimo, rinchiuso nella cucina di casa sua a rimestare le sue carte sul suo sudicio tavolo, sognando di governare il mondo.
Che il coraggio di Bakunin, finalmente da lui preso a due mani, ci serva da utile strumento per saperci comportare di fronte a tanti fracassoni odierni che del loro antico predecessore non hanno in mano che la bieca ottusità politica.

Alfredo M. Bonanno
Autogestione e distruzione

Opuscoli provvisori – 68
2015, pagine 86
euro 4,00

L’autogestione, intesa nel senso non solo di autogestione della produzione ma anche delle lotte, non è possibile se non a condizione che permanga insignificante, un piccolo e trascurabile esempio, un modello di difficile attuazione su scala appena più ampia, insomma qualcosa che resta lì, in attesa di un accadimento futuro che nel suo verificarsi potrebbe dare significato e pericolosità antistatale all’esperienza limitata e insignificante.
E questo accadimento non è solo una crescita quantitativa delle esperienze autogestionarie, un allargarsi non solo della parte di autodeterminazione e anche delle lotte e dei conflitti sociali che quelle pratiche fanno proprie, ma qualcosa d’altro, qualcosa di qualitativamente diverso.
Ecco, questo qualcosa che dà corpo e significato differente alla parola “autogestione”, è la pura e semplice distruzione della società in cui viviamo.

Sergio Ghirardi
Viaggio nell’arcipelago occidentale

Opuscoli provvisori – 67
2015, 2a ediz., pagine 136
euro 4,00

L’arcipelago su cui si svolge una perigliosa navigazione, quella dell’autore,ma anche del lettore non superficiale, è lo stesso dove anche oggi, dopo trentacinque anni, annaspiamo con difficoltà. Non siamo neppure in grado di misurare, adesso, con approssimazione sufficiente, quali condizioni di deriva ci circondano, come emergere afferrandoci all’egoismo e non lasciandoci imbrogliare da venditori di cravatte in difficoltà issati a governatori dei nostri destini, come guardare senza paura la nostra stessa soggettività che pure urge e non accenna minimamente a darsi una calmata, come scavare nei rapporti di affinità per costruire gli attacchi contro il nemico che sappiamo inderogabili. Oppure no?
Se qualche traccia di un possibile percorso resta nei nostri cuori, spesso nemmeno visibile da occhi resi troppo miopi da infagottamenti d’accatto, possiamo riprendere il filo di un discorso che non ci apparirà, allora, e solo allora, né remoto né sibillino.

Anarchismo e progetto insurrezionale Atti del convegno

Opuscoli provvisori – 66
2015, 2a ediz., pagine 172
euro 4,00

I nuovi lettori, e ve ne sono di talmente “nuovi” da imbarazzare ogni presunzione di prefattore, sono pregati di notare che la parola “insurrezionalista” si trova, in queste pagine, citata tre volte. Due volte per riferirsi a una presunta scelta teorica malatestiana di alcuni anarchici che al di là della soglia della propria biblioteca non hanno che vani ricordi di antiche scaramucce più o meno goliardiche, e una sola volta per parlare propriamente delle tesi relative al progetto insurrezionale. Non è una questione terminologica, ma al contrario si tratta di un problema importante.
Pensiamo che la lettura di questo libretto possa ancora essere utile. Si tratta dei primi passi teorici (e pratici, ma questo è un altro problema). Il discorso che oggi facciamo non è molto diverso.
Gutta cavat lapidem. O, almeno, così ci sembra.

Richard Wagner
L’arte e la rivoluzione

Opuscoli provvisori – 65
2015, pagine 96
euro 4,00

In Wagner non sono mai riuscito a leggere – nella sua musica intendo – quello che vi leggeva Nietzsche, almeno non solo quello. Se c’è qualcosa d’altro del semplice bilanciamento matematico delle corrispondenze e delle dissonanze, nella musica, e questo resta tutto da vedere, l’anelito alla distruzione che dal giovane Bakunin passava al giovane Wagner lo colgo qua e là. E mi chiedo, e non so darmi risposta, se questo anelito passasse al di sopra delle teste dei bevitori di birra, come la corrusca nuvolaglia di una sera d’autunno. Quasi sicuramente di sì.
E poi, l’ignoranza dilagante. Ascoltare Wagner è francamente impresa ardua, meglio limitarsi a tre accordi dell’orecchiabilità popolare, questa non ha necessità di essere ascoltata, è essa che ascolta il nostro immalinconito pulsare delle arterie disfatte dal benessere e dalla cattiva alimentazione.

Alfredo M. Bonanno
Oltrepassamento e superamento

Opuscoli provvisori – 64
2015, pagine 64
euro 4,00

Il problema della qualità non è una questione filosofica, appartiene alla vita e da questa, e dalla ridda selvaggia di urticanti ambasce che ne vengono fuori, trova poi sistemazione e acquietamento nella riflessione.
L’eccesso è un viaggio all’indietro, agli albori del mondo, quando tutto era possibile, e nell’eccesso tutto è possibile, assolutamente tutto. Vive in esso l’oltrepassamento continuo e va avanti verso lidi per me inaccessibili che solo lui conosce, e ancora oltre, zone dove solo il parossismo consente di accedere, dove le tensioni non si possono spezzare perché continuano a tendersi all’infinito senza rispetto alcuno, dove non ci sono parole che aprono nuove vie, perché le vie sono tutte aperte e le parole tutte mute.
Meno che mai sono qui pronto a soffermarmi sulla linea di demarcazione. Non so dove si trovi né, in fondo, l’ho mai cercata. Sono un cieco e non ricordo nemmeno di avere mai avuto occhi per vedere. Eppure lo stesso sono andato oltre. Oltre tutto questo, perfino oltre queste stesse righe che mi sto cucendo addosso come un sudario.

Michail Bakunin
Lettera a Nečaev

Opuscoli provvisori – 63
2015, pagine 90
euro 4,00

Bakunin non si lascia impaurire dai comportamenti a volte più che discutibili che gli uomini vicini a lui mettono in atto. Sa che lo scontro sociale, con un nemico irriducibile, non è una semplice dichiarazione di princìpi. La vicenda del suo rapporto con Nečaev ha dato vita a ipotesi e speculazioni di ogni genere. Ma la concretezza dei fatti è molto più importante di qualsiasi pruriginosa illazione.
La Russia è lontana, sconosciuta per Bakunin che vi manca da quasi trent’anni. Nečaev è un giovane forte e vitale, ha le sue idee, che sono lontanissime da quelle del vecchio rivoluzionario, il quale si accorge subito delle approssimazioni, delle ignoranze, dei gesuitismi e degli imbrogli del nuovo arrivato.
È impressionante non l’ingenuità di quest’ultimo, che non si tratta di ingenuità, ma la sua capacità di guardare oltre, alle qualità recondite di un rivoluzionario, e di certo Nečaev rivoluzionario lo era, e lo dimostrerà fino in fondo, con il suo comportamento nelle segrete della fortezza di Pietro e Paolo. Solo che lo sforzo, e i rischi corsi da Bakunin, non sono stati sufficienti. Nečaev era al di là di qualsiasi discorso fondato sulla coerenza rivoluzionaria.

Pierleone Porcu
Contro la tecnologia nucleare

Opuscoli provvisori – 62
2015, 2a ediz., pagine 80
euro 4,00

Nessuna collaborazione con le varie gamme dello schieramento (apparentemente) contrario e (in sostanza) favorevole allo Stato. Pacifisti, voltagabbana dell’anarchismo con guanti e conto in banca, vetero-tutto in balia di se stessi e delle nostalgie di conquista del potere, facitori di strade alternative alla produzione, sognatori delle violenze di un’ora e di un ritorno a casa con la coda nel solito posto, teorizzatori di combutte politiche (immaginate) transitorie, venditori al dettaglio di titoli nobiliari da incollare ai labari della nuova resistenza. Insomma il solito circo degli oltranzisti a chiacchiere o a violenze senza un progetto e una seria riflessione rivoluzionaria.
E questo circo sta ancora in piedi, e porta in giro per il mondo le sue colorite rappresentazioni. E del progetto che si sarebbe dovuto vedere al di sotto di tanta indignazione o di tanto sferragliare di botti? Poco più di nulla.

Alfredo M. Bonanno
La ragione genera mostri

Opuscoli provvisori – 61
2015, pagine 120
euro 4,00

Ma siamo proprio certi che Goya non si sia sbagliato? È vero che il sonno della ragione genera mostri? oppure è esattamente il contrario? Ma pensate veramente che la macchina della “soluzione finale”, messa a punto dai nazisti, fu realizzata in un momento di distrazione della ragione? E l’insegnamento di Hegel che cosa aveva prodotto? Se il “reale è razionale”, anche una macchina come quella, perfettamente oleata e resa possibile dall’intervento (ben pagato) dei tecnici americani dell’IBM e dall’utilizzo delle schede perforate, non poteva essere altro che un prodotto della ragione. Ma per rendersene conto, e inorridire fin dentro la più piccola vena che gira attorno al nostro cuore di pusillanimi perbenisti, non occorre pensare a milioni di morti. Basta molto di meno, basta poco. L’orrore è proprio nella porta accanto alla nostra.

Alfredo M. Bonanno
La logica dell’“a poco a poco”

Opuscoli provvisori – 60
2013, 2a ediz., pagine 120
euro 4,00

Suggerimenti per il lettore, nessuno. Un piccolo libro che mette il dito sulla piaga che tutti ci fa purulenti, senza misericordia, sul convincimento che tutti manteniamo di essere dalla parte della ragione, di avere ragione, di vivere la nostra quotidiana lotta con la vita sulla capacità logica di scegliere. Ebbene, non c’è questa capacità, non c’è mai stata in nessuno di noi. Andiamo avanti a braccio, navighiamo senza bussola. I migliori danno un’occhiata alle stelle e ne traggono presagi più che orientamenti. I panciuti e i satolli gridano allo scandalo e mostrano, con alterigia oltranzista, le tavole della legge, non quelle del roveto ardente ma quelle della pratica e dell’utile, del dare e del ricevere, insomma faccende da bottegai. E alzano la voce e strillano dalle cattedre e dai giornali, sporcano carta e disturbano le orecchie, ma solo per mettersi il cuore in pace e portare a casa lo stipendio. Che i miei maestri dormano in pace, e i sogni di organizzare il mondo nel migliore dei modi possibile dormano con loro. De profundis.

Michail Bakunin
Dio e lo Stato

Opuscoli provvisori – 59
2013, pagine 120
euro 4,00

Avendo curato l’edizione italiana dell’ottavo volume delle Opere complete di Bakunin, che col titolo L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale ripristina nella sua integrità l’opera da cui, a suo tempo, fu tratto il presente opuscolo, non avrei dovuto macchiarmi, seguendo l’esortazione di Guillaume, della colpa di fare tornare in vita questa abbreviazione arbitraria. Come parziale ammenda inserisco in calce la nota, riguardante questo problema, pubblicata nel suddetto volume delle Opere complete. Il fatto è che motivi sentimentali mi legano all’edizione che, nel 1966, fu fatta a Catania, dalla stamperia Edigraf, di questo testo, e poi anche per un altro motivo. Trovo queste arbitrarie abbreviazioni e questi tagli assai ben fatti e decisamente utili per una fruizione diretta e meno complessa delle idee portanti di Bakunin, contenute nel più ampio, completo – e comunque indispensabile – testo originale. Che il lettore non se ne abbia a male. Per tutto il resto, le pagine che seguono parlano da sole.

Albert Libertad
Il culto della carogna

Opuscoli provvisori – 58
2013, 3a ediz., pagine 112
euro 4,00

Ancora una volta un opuscoletto rischioso che proponiamo alla lettura. Perché rischioso? Perché potrebbe essere letto come un inno al semplice fare, all’attacco come che sia, ovunque e sempre, in qualsiasi occasione e contro qualsiasi genere di nemico, vicino o lontano, piccolo o grosso, contrassegnato da una colpa specifica o genericamente appartenente ad un ceto sociale particolarmente infame per i compiti che il potere gli affida. Che poi sarebbe lettura legittima se da sola fosse capace di spingere all’azione. Ma non è così. Privandosi del senno logico che sta dietro i semplici fatti: il paralitico che combatte con gli sbirri e muore sulle scalinate di Montmartre, la vicenda diventa “eroica” e, come tale, entra nel fumetto avventuroso che molti amano leggere sognando cataclismi astrali che nulla hanno a che fare con la lotta nella sua realtà. Ecco il rischio: prendere in mano un altro dei tanti appelli al cieco fare per il fare, per trovare una nuova medaglietta da appuntarsi al petto, per dire: c’ero anch’io. L’azione è sposalizio instabile tra pensiero e fare, ma più di tutto è coinvolgimento di se stessi nell’agire, cioè nel trasformare la realtà che ci sta davanti. E questa trasformazione è sempre un nuovo progetto e una nuova realizzazione. Il passato, se ha da dirci qualcosa, non può diventare “una storia”, ma deve impallidire dietro la lettura, offuscarsi per lasciare libero spazio alla coscienza di sé che liberamente decide di attaccare, qui e ora, senza che quella “storia”, anche questa di Libertad, sia altro che un’occasione come un’altra, presto messa da parte e non iconizzata con la meticolosità dell’ortodossia fideista.

Errico Malatesta
Anarchismo e coesistenza politica

Opuscoli provvisori – 57
2013, pagine 80
euro 4,00

Insieme agli altri, compagni di viaggio più o meno in buona fede, per contribuire ad abbattere il nemico? Sulle prime sì, Malatesta lo dice chiaramente, e lo dice anche la pratica insurrezionale, prima di tutto, rivoluzionaria e anarchica poi, se non si vuole dar fiato alle corde del velleitarismo. Però ci sono due ma, ed è bene dirli fuori dai denti. Bisogna avere un progetto insurrezionale, dettagliato per quanto possibile, oltre che la buona volontà e il coraggio necessari ad attaccare gli strumenti nei quali si concretizza il dominio di classe: padroni, polizia, esercito e collaboratori di ogni specie. E poi il secondo ma. Bisogna sapere dove interrompere il viaggio iniziato in concomitanza con le altre forze insurrezionali non anarchiche, quelle con le quali non dobbiamo fare la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Nel linguaggio di Malatesta questo è il problema della coesistenza politica. Oggi si dirà diversamente ma la complessità dei suoi aspetti e la difficoltà di come risolverlo permangono le stesse. I puristi del bel gesto anarchico sono pregati di leccarsi le ferite da qualche altra parte. L’insurrezione, tanto per cominciare, non è una piacevole passeggiata.

“La guerre sociale”
Abbondanza e miseria nelle società primitive

Opuscoli provvisori – 56
2013, pagine 62
euro 4,00

Ambedue presenti, l’abbondanza e la miseria, caratterizzano le società cosiddette primitive. Questo testo documenta agevolmente tale realtà, lontano dai fumi teorici di un’antropologia tutt’ora in corso di liberazione dalle iniziali ipoteche razziste. Forse nulla di ciò, anche se osservato nelle sue pieghe più recondite, può essere veramente utile per la nostra futura, indispensabile, liberazione dalle catene della proprietà e dello sfruttamento. Eppure c’è una piccola luce, una capacità di cui non siamo nemmeno in grado di immaginare la portata liberatoria, quella di godere della propria vita, di non correre avanti e indietro come dissennati soddisfacendo impegni privi di senso, diretti solo a farci sopravvivere tra scadenze, promesse, illusioni e imbrogli. In questo ci deve essere per forza qualcosa di sbagliato. E ciò lo devono ammettere non solo tutti quelli che sentono bruciare le proprie spalle sotto la sferza del padrone, ma perfino gli stessi padroni con il braccio dolorante per l’eccessivo uso della frusta. Non è certo da un documento come questo che si può aspettare una luce su tanto groviglio di inveterati problemi, eppure la sua lettura produce lo stesso un senso di rabbia, di rabbia contro la nostra comodità e la nostra pigrizia. Quando cesseremo di considerarci civilizzati? Quando ci metteremo sotto i piedi le nostre sacrosante verità?

John Zerzan
Musica. Tonalità e totalità

Opuscoli provvisori – 55
2013, pagine 54
euro 4,00

Non è una faccenda di sperimentazione, per rompere il rumore non basta il silenzio, come si è potuto vedere nei fatti, un silenzio fatto di angosciosa attesa, come quello spazio di tempo che passa tra il sibilo e lo scoppio di una bomba. Nel silenzio sta la paura, la paura di essere quello che un meccanismo decisamente più forte di noi sotto molti aspetti vuole che siamo, cadaveri viventi. La prima funzione della musica è l’addormentamento sociale, più ancora di venire percepita come espressione culturale essa è usufruita passivamente come distrazione, come sospensione della coscienza di sé, come passatempo, come filo comune per identificare l’appartenenza di gruppo, insomma qualsiasi cosa che possa far sospendere la preoccupante coscienza critica che minaccia di chiedere continuamente conto della vita che ognuno di noi spende quotidianamente in maniera sconsiderata, della nostra unica vita. Ma questo processo può essere mantenuto solo a condizione che la musica permanga all’interno delle regole tonali, cioè non richieda uno spirito critico sveglio ma possa essere “ascoltata” – non ha importanza in che occasione o con che spirito ricettivo – come un riempitivo della mente, un contenuto che fluisce senza creare problemi, senza dissonanze troppo evidenti quando queste sono ricercate dal musicista – vedi i casi della sperimentazione musicale – l’ascolto cade e il discorso della musica si riduce a un soliloquio del tutto trascurabile. Con buona pace di tutti gli illusi che attendono ancora la liberazione da qualche imprevedibile accordo in do bemolle.

“La banquise”
Per un mondo senza morale

Opuscoli provvisori – 54
2013, pagine 56
euro 4,00

Via le catene. Grande progetto, ma poi? Qui le chiacchiere si ergono come tanti fantasmi di un passato non del tutto scomparso. In effetti gli schiavi, vissuti da sempre alla catena, come possono immaginarsi di riuscire a muoversi liberamente? Ci riescono con fatica. Il campo delle costruzioni utopiche ha ospitato tanti grandi anime in buona fede, ma anche tante animelle in cerca di un rifugio dove andare a nascondere la propria paura di respirare aria libera fuori della tradizionale prigione. Più facile progettare la rivolta, l’insurrezione e perfino la rivoluzione definitiva, quella che bene o male riusciamo a intravedere anche al di là del fuoco delle distruzioni e degli indispensabili massacri dei responsabili del mondo vecchio costretto, dalla nostra azione collettiva e coraggiosamente diversa, ad andare in frantumi. Più difficile quello che viene dopo. Dopo ci sono gli orpelli, le sfumature, i distinguo, i ricordi degli antichi fantasmi che ci menavano al guinzaglio, sostituendosi, di tanto in tanto, alla frusta netta e genuina del torturatore di turno. Le sottigliezze dei metafisici e dei teologi, le grandi idee, i sogni di perfezione, perfino la stessa libertà, adesso concretamente tangibile, deve fare i conti con l’immagine che di essa ci eravamo fatti prima, quando restava un ideale e un sogno per poveri derelitti. In una parola, la morale. E questo piccolo libro è in questa piaga che mette il dito, e stuzzica tessuti ulcerati che anche con tutta la buona volontà di un inguaribile utopista non si possono immaginare del tutto guariti, taumaturgicamente, dall’evento trasfor­mativo della rivoluzione.

Anton Pannekoek
Il sindacalismo

Opuscoli provvisori – 53
2013, pagine 48
euro 4,00

Ancora un contributo paleontologico. A tutta prima sembra valutazione evidente, ma non è così. Una critica del sindacalismo proveniente da lontano e, proprio per questo, palesemente tutt’altro che vecchia. Oggi gli sfruttati si dibattono in mezzo al medesimo guado, non riescono ad andare avanti e non pensano nemmeno – non lo possono – di tornare indietro. E con loro gli anarchici, almeno quelli pensosi del problema di come fare qualcosa per andare verso la rivoluzione, quella anarchica, beninteso, che di altre rivoluzioni, piccole o grandi, con ghigliottine al lavoro o meno, sono piene le pagine dei rotocalchi. Muta la fenomenologia dei pagliacci al governo, mutano gli effetti sanguinosi che si materializzano sulla schiena degli schiavi ormai segnata dalle nerbate, ma la faccia di bronzo dei sindacalisti permane sempre identica. Impassibili mummie a guardia del proprio orticello. L’ultimo pensiero che attraversa quei pochi grammi di materia grigia (cuore latitante, questo è ovvio) che galleggiano nella loro scatola cranica è per i propri interessi e per quelli dei capitalisti – messi a dura prova dai rudi assestamenti degli equilibri internazionali della finanza – non certo per quelli dei lavoratori. Quando il funerale di questi odiosi burocrati?

Alfredo M. Bonanno
Nichilismo e volontà di potenza

Opuscoli provvisori – 52
2013, 2a ediz., pagine 126
euro 4,00

L’usbergo della volontà ha protetto per molto tempo gli anarchici, è tempo che qualcuno rifletta sui costi di questo baluardo, costi psicologici e, in ultima analisi, costi sociali, rivoluzionari. Volere, prima di ogni cosa, è automatismo della coscienza immediata, cioè intima connessione del processo fattivo con cui siamo legati alla vita amministrata e coatta che conduciamo nella quotidianità, misura del quantita­tivo, prima di tutto, quindi dell’accumulabile e del possedi­bile, parte del nostro cuore che si inaridisce, in questo modo, e deve essere tutelata, difesa, custodita, accudita, insomma protetta da tutti gli attacchi che dall’esterno possono metterla in pericolo. Ma volere è anche utile, in quanto ci mette a disposizione quegli strumenti che sono indispensabili alla lotta, primo fra tutti lo strumento conoscitivo, la cultura, la capacità di capire i meccanismi naturali e sociali di un mondo di cui, bene o male, facciamo parte. E poi? Poi dovremmo avere la capacità di capire che la volontà, da sola, non basta a fornirci una distanza critica tra queste acquisizioni (sia pure indispensabili) e l’azione. L’attacco al nemico che ci soffoca e ci costruisce attorno i muri all’interno dei quali viviamo la nostra vita coatta di tutti i giorni, sia pure con i crismi della volontà capace di decidere e di conoscere, di valutare e comprendere i limiti di quello che acquisiamo e difendiamo, deve spezzare questi muri, quindi anche il meccanismo volontario che partecipa del mantenimento e del perfezionamento di essi, e questa rottura oltrepassa qualsiasi capacità di volere o di conoscere.

Errico Malatesta
Anarchismo e insurrezione

Opuscoli provvisori – 51
2013, pagine 60
euro 4,00

Prima di tutto l’atto insurrezionale. Da che cosa si potrebbe cominciare il lungo cammino verso la rivoluzione anarchica? Non certamente solo dalle parole. E poi sarebbe auspicabile che a parteciparvi siano le masse, sia pure con la presenza non proprio gradevole, ma non per questo eludibile, delle forze politiche cosiddette progressiste. Che in queste forze si nascondano gli stimoli verso l’accondiscendenza e, peggio ancora, il tradimento, è cosa che sappiamo, ma che non può essere affrontata e risolta a priori. Quindi, eccoci nella lotta, con le masse, ma cominciando noi per primi, non aspettando l’avallo di nessuna “benedizione” popolare e nemmeno la presenza di possibili “compagni di strada”. Aspettare significa imputridire nel fango politico che ci circonda da ogni parte. E poi, aspettare che cosa? Che i tempi siano maturi, che le nostre forze crescano, che il nemico si indebolisca, che le masse prendano coscienza, che i politici di professione deflettano dai propri tornaconti? Assolutamente no. Che i chiacchieroni si tacciano, una buona volta.

Friedrich Nietzsche
Ditirambi di Dioniso

Opuscoli provvisori – 50
2013, pagine 48
euro 4,00

Se non scritte di già al di là della soglia di non ritorno, queste poesie sono state riassettate e preparate per la stampa in piena crisi. Nietzsche scrive ormai biglietti e lettere che, ai più, sono sembrati privi di senso. Lo erano veramente? Non più di quanto appaia il tentativo realizzato nel consegnare agli assennati facitori di teorie, che ormai si era lasciato alla spalle, queste riflessioni poetiche, che tali sono, in linea con quanto aveva scritto di filosofico nella sua non lunga vita. Il fatto è che qui agisce la logica del tutto e subito, la stessa che rendeva non solo “incomprensibili” le menadi, ma che sconvolgeva l’assetto ben ordinato del mondo apollineo il quale, fra l’altro, costringeva le donne a mantenersi all’interno delle regole della cosiddetta buona creanza. E siccome tutto ciò che esce dalle regole causa fastidio, deve essere ricondotto, a ogni costo, all’interno di una spiegazione logica plausibile. Non ho letto mai, fra le centinaia di pagine sull’opera di Nietzsche che mi è piaciuto affrontare, un solo rigo degno di rispetto riguardo i ditirambi. Nessun filosofo ha mai ardito avventurarsi al di là dell’irriversibile, ogni buon uomo tiene alla propria incolumità. Sarà lo stesso per i pochi lettori di questi libretto? Spero di no.

P. R. Mercier
Lettera di un franco tiratore su alcuni aspetti del modo di distruzione statale

Opuscoli provvisori – 49
2013, pagine 42
euro 4,00

C’è una distruzione che dovremmo potere avviare noi, tutti coloro che si richiamano alla rivoluzione anarchica, una distruzione del mondo vecchio sulle cui rovine costruire un mondo nuovo, unica soluzione per parlare correttamente, ancora una volta, e in modo coe­rente, di autogestione generalizzata, e poi c’è la distruzione in atto di ogni possibilità futura di vita migliore, di ogni mondo finalmente libero dalle brutture che contrassegnano la melma in cui viviamo, e questa seconda distruzione la stanno realizzando le forze congiunte del capitale e dello Stato. Pensare possibile una differente via di mezzo, un accordo a metà strada, un acconsentire, almeno in parte, in quella meno pericolosa – come da ogni dove ci viene suggerito – con i progetti repressivi, allo scopo di alleg­gerirne la portata e i danni, in modo da avere più forze a disposizione, più slancio e riserve di ossigeno, allo scopo di contrattaccare fondandosi su di un progetto di coinvolgimento politico con coloro che “sembrano” a prima vista capaci di percorrere un pezzo di strada insieme a noi, è un suicidio lento ma sicuro, uno svili­mento delle nostre idee, dei nostri progetti e delle nostre stesse possibilità rivoluzionarie. Il radicalizzarsi delle nostre proposte non è tanto dovuto a quello che siamo stati capaci di fare, o a quello, adesso, che saremo capaci di fare, ma all’esistenza stessa dello scontro di classe, alla persistente camaleontica forza del nemico, messa in campo sotto mille aspetti e in grado, ancora una volta, di confondere le idee, suggerendo mirabilie e illusioni che possono ingannare solo gli sprovveduti.

Anonimo
I tre impostori Mosè – Gesù Cristo – Maometto

Opuscoli provvisori – 48
2013,
euro 4,00

D’Holbach no. Nemmeno Averroé, Pier delle Vigne, Poggio Bracciolini e Spinoza. Ma che importa? Come tutte le grandi sfide, questo piccolo libro oltrepassa i confini di un solo uomo, sia pure filosofo o scienziato. E in epoca recente, anzi recentissima, su di esso si sono esercitati, improvvidamente, i denti di scienziati e filosofi, senza risultato alcuno. Lo consegniamo così come sta, con lo stretto indispensabile di annotazioni, pochissime, e senza un apparato critico e storiografico che i secoli hanno fatto diventare tanto ingombrante quanto inutile. Che il lettore provveda da solo a trovare spunti di riflessione sulla stupidaggine umana e sulla fantasia di mistagoghi vari che l’hanno alimentata.

Alfredo M. Bonanno
Il ripristino degli dèi

Opuscoli provvisori – 47
2013, 2a ediz., pagine 108
euro 4,00

Non so se si sta aprendo una nuova prospettiva nello scontro che ci attende, che ci coinvolge da tanti decenni, sotto cieli sempre differenti ma sostanzialmente tutti incupiti dallo stesso, maleodorante, clima imposto dagli sfruttatori. Quello che so è che non intendo fare un passo indietro. Illudersi riguardo aperture o possibili interstizi dove ficcare il cuneo rivoluzionario definitivo è pura idiozia, o furbizia travestita, al lettore la valutazione che preferisce. Continuare la lotta significa agire in due direzioni: la prima richiede un approfondimento teorico del nemico che ci sta di fronte, delle sue strategie e dei suoi mezzi di offesa e di difesa di cui continua a dotarsi, la seconda consiste in una decisione, prima di tutto, di ordine personale, coinvolgersi e non aspettare che ci arrivi da qualche parte un’illuminazione. Quindi, attaccare, ancora una volta, con i mezzi di sempre o con mezzi nuovi, che ognuno, nel frattempo, si è saputo dare. Qui si apprestano alcune analisi sulle modificazioni della struttura produttiva. Forse andrebbero aggiornate, come qualcuno mi suggerisce, ma in fondo quello che stiamo vivendo in questo secondo decennio del secolo non è altro che il completamento e l’esacerba­zione dei profondi cambiamenti del passaggio dal vecchio al nuovo millennio. Con buona pace di tutti coloro che pensano a un qualche meccanismo che oggettivamente scava nelle strutture del capitale costruendo in questo modo la rivoluzione del futuro.

Passeggiate nel buio Contro il nucleare

Opuscoli provvisori – 46
2013, pagine 136
euro 4,00

Ma poi, non li ricostruiscono? Obiezione immancabile, che ho sentito mille volte. Certo che ricostruiscono puntualmente tutti i tralicci dell’alta tensione abbattuti, e lo stesso per gli altri obiettivi raggiunti dalla rabbia e dalla fredda decisione di sabotare il capitale nelle sue strutture, se non altro visibili. Ma l’obiezione fiorisce subito sulla bocca degli sciocchi che guardano sempre il cielo prima di uscire per paura di bagnarsi. I rivoluzionari non dovrebbero sposare queste perplessità. Non sempre però evitano questo matrimonio. Qualche volta – forse più di qualche volta – per timore di farsi mettere il sale sulla coda, si affrettano a prendere le distanze, mostrando inverecondamente l’intima pusillanimità che dovrebbero, a rigor di logica, tenere nascosta. Ma, cosa volete, la paura fa novanta. In fondo si è trattato di passeggiate nel buio, che per il momento – ma solo per il momento – sembrano interrotte. Quando respireremo ancora l’aria tagliente della notte andando a passeggiare in montagna?

Riccardo d’Este
La guerra e il suo rovescio

Opuscoli provvisori – 45
2013, pagine 106
euro 4,00

Contro la guerra prima di ogni cosa. Contro la pace, anche, subito dopo, se con la pace deve intendersi la condizione ideale perché lo sfruttamento continui a calpestare i miseri e a ingrassare gli sfruttatori. Quindi per la guerra sociale, per lo scontro a vita e a morte con chi ci soffoca, con quegli inclusi che fanno del proprio essere padroni delle risorse materiali la condizione per tenere gli esclusi nella loro condizione precaria di schiavi, sottoposti al dominio e al controllo. Ma ammettere l’inevitabilità della guerra sociale significa prepararsi ad essa, fare in modo che si concretizzino le condizioni del suo materializzarsi, uscendo dalle ipotesi, più o meno nebulose, passando all’agire che, spezzando l’omologazione coatta del fare quotidiano, ci fa sperimentare la qualità. Le analisi di Riccardo sono non solo ben dette ma anche ben radicate nella realtà, per questo anche oggi mantengono tutta la loro pregnanza. E ciò senza mezze misure, senza contare su di un successo immediato, senza cullarsi nella collaborazione delle cosiddette forze progressiste o nascondersi dietro l’usbergo della masse.

Errico Malatesta
Anarchismo e violenza

Opuscoli provvisori – 44
2013, pagine 60
euro 4,00

Parrebbe una difesa contro l’accusa di pacifismo ad oltranza e in questi articoli, al contrario, viene non solo ribaltata l’accusa – assolutamente fuori luogo e per giunta proveniente da pulpiti non certo adeguati – ma viene, con grande attenzione, indicato il limite che la violenza rivoluzionaria finisce col trovare in se stessa, nel proprio fondamento morale e nell’obiettivo che deve sapersi dare di contribuire a realizzare la libertà non solo degli anarchici ma di tutta l’umanità, sfruttatori compresi. Ora, siccome la strada è lunga, e il percorso liberatorio indicato, con relative precisazioni riguardo il reperimento dei mezzi organizzativi e dei metodi di attacco per realizzare questa violenza liberatrice, è accidentato, ci sono molti poveri di spirito che finiscono per bloccarsi nel corso delle tante realizzazioni – acquisizioni e perdite comprese – e, fermandosi, si arroccano sulla difesa di quello che sono riusciti a stringere fra le mani, e accuratamente lo difendono, diventando, con sfumature più o meno sgradevoli, piccoli “proprietari” di miserabili appezzamenti di “libertà”, mentre la libertà si contrae in un sogno ormai alimentato solo da contributi letterari, in genere di scadente qualità.

Julien Offroy de Lamettrie
L’uomo macchina

Opuscoli provvisori – 43
2013, pagine 88
euro 4,00

Lungi dal costituire un testo scientifico, il lavoro di La­mettrie si presenta oggi al lettore come una sfida lanciata contro ogni costruzione religiosa che da sempre ha avvolto l’uomo nell’imballaggio di un qualsiasi spirito. La fisiologia del Settecento era certo altra cosa di quella odierna, quindi lo spirito scientifico in base al quale il lettore potrebbe sorridere di certe affermazioni qui contenute è del tutto fuori luogo, ma il coraggio di negare sostegno e concretezza ai danni e alle illusioni di onnipotenza che derivano dalle chiacchiere metafisiche sull’anima e su Dio resta un esempio della ribellione iniziale, indispensabile per andare verso la ribellione definitiva, quella rivoluzionaria. La macchina uomo, in fondo, ha regole non diverse da quelle che reggono la natura cosiddetta non animata, regole che solo la nostra provvisoria ignoranza ci fa considerare inattingibili per la via dell’esperienza. Ciò non vuol dire consegnare alla scienza una patente di onnipotenza ma, al contrario, togliere al soprannaturale ogni fondamento logico e, pertanto, intrinsecamente umano. L’uomo è un animale e non un essere superiore vicino – più o meno – al suo creatore. La natura lo ha condizionato ma le sue decisioni, prima fra tutte la grande decisione di vivere in società, lo hanno portato a una vita conflittuale e, spesso, vergognosamente aggressiva. Sono quindi due e non uno i suoi creatori, la natura e la condizione sociale. Il risultato è una macchina vitale, non diversa dalle altre macchine che sono in circolazione, solo – cosa che forse Lamettrie, nella sua furia iconoclasta e nel suo buo­nismo illuminista, non sottolinea abbastanza – più maligna e distruttiva.

Alfredo M. Bonanno
Gli dèi al tramonto

Opuscoli provvisori – 42
2013, 2a ediz., pagine 122
euro 4,00

Se dovessimo fare un bilancio di questi ultimi trent’anni, dal punto di vista di quanto ci apprestavamo a fare e che solo in parte abbiamo portato a completamento, c’è da restare sconcertati. Poco, quasi niente. Oppure molto, anzi moltissimo? Chi può dirlo? Non la rilettura di questo testo può darci indicazioni certe. Né il potere, nell’ampio raggio delle sue metamorfosi è andato fino in fondo nei suoi progetti, per altro sempre a breve termine, quindi incapaci di dare un assetto definitivo allo sfruttamento. Quella pace sociale che sembrava alle porte, come forma produttiva (dopo la grande paura degli anni Settanta), non è stata ottenuta. Il muro che avevamo ipotizzato non è stato costruito fino a quell’altezza che temevamo. Forse le stesse forze intrinseche al processo capitalista si sono contraddette, forse è congenito al meccanismo dello sfruttamento il non arrivare mai a perfezionarsi, forse nuovi orizzonti si aprono per uno scontro più radicale e significativo. Perché no?

Donatien-Alphonse François marchese de Sade
Scritti sull’ateismo

Opuscoli provvisori – 41
2013, pagine 74
euro 4,00

L’ateismo prima di tutto, radicale e congrua negazione di Dio, poi la lotta, qui e subito, contro la funzione che la religione esercita come strumento di dominio, come ancella, suggeritrice e sovvenzionatrice del potere. Ecco il programma di Sade.
Si possono condividere più o meno i suoi scritti e le sue interpretazioni della virtù politica del cittadino, peraltro conforme agli illuministi, come si può risultare, più o meno, disturbati dal modo in cui tratta le fantasie sessuali, espressioni naturali dell’uomo e del vivere in società, ma non si può negare la fondatezza della sua critica alla religione. Più che in un imbroglio, come ho sottolineato tante volte, l’origine della religione, di qualsiasi religione, va cercata nel terrore e nella sofferenza.

Max Stirner
Il falso principio della nostra educazione Introduzione di Jean Barrué

Introduzione di Jean Barrué
Opuscoli provvisori – 40
2013, 2a ediz., pagine 64
euro 4,00

Se dobbiamo bruciare questo mondo vecchio e carico di melma po­litica, che bruci pure la cultura. Solo che per dar fuoco alle polveri non basta soltanto qualche sparuta cognizione di chimica o di balistica, non è solo un problema miltare e nemmeno, per quanto possa sembrare strano, un problema di cuore. È anche un problema di testa, quindi di agionamento, quindi, ancora e sempre, un problema di conoscenza, di cultura. La vecchia strega “ragione” tende i suoi artigli e cerca di ghermirci. Per non farci sorprendere impreparati dobbiamo rubar­le il mestiere, entrare dentro di essa, impadronirci degli strumenti che possono servirci, buttare a mare il resto, per poi accingerci a fare esplodere tutto, quando sarà il momento opportuno, questa intollerante e quindi intollerabile società. Ma la cultura, che dobbiamo possedere se vogliamo ribellarci, non ce la fornisce la scuola, non è una cultura istituzionalizzata. La scuola ha l’eterno difetto di formare bravi e ubbidienti sudditi, lavoratori, funzionari, cittadini, tutto quello che volete, non ribelli. Eppure una cosa la fornisce, involontariamente, beninteso, fornisce occasioni. Mette cioè a disposizione, di chi sa sfruttarli, alcuni strumenti che possono essere un aiuto per andare oltre nell’esproprio culturale di cui, per orecchie aperte, stiamo parlando. E dello stesso argomento parla Stirner nel suo vecchio opuscolo. Non chiedere ma sottrarre per contrattaccare. Le barricate non si costruiscono con vecchie cian­frusaglie ma con nuove idee, questa è la vera dinamite dei cui bagliori si illumineranno le notti del futuro.

Jean Varlet
L’esplosione e altri scritti

Opuscoli provvisori – 39
2013, 2a ediz., pagine 56
L’esempio forse più clamoroso ed estremo delle tesi sostenute dalla corrente degli “arrabbiati” o, come furono definiti dal girondino Brissot, degli “anarchici” all’interno della rivoluzione francese. Contrario alla dittatura e al “terrore”, Varlet viene più volte imprigionato per bloccarlo nella sua attività sovversiva, perché, contrariamente a quanto si crede, il primo scopo dei rivoluzionari, con in testa il “virtuoso” per eccellenza, Robespierre, non era tanto quello di abbattere il vecchio regime, mandare via la monarchia, uccidere il re, sconfiggere gli eserciti nemici, quanto quello di instaurare un nuovo regime, la dittatura della borghesia in grado di assicurare una prosperità bottegaia e produttiva alla Francia – e poi all’Europa – sulla pelle dei nullatenenti, dei miserabili che dovevano solo servire da massa di manovra.

Alfredo M. Bonanno
E noi saremo sempre pronti a impadronirci un’altra volta del cielo Contro l’amnistia

Opuscoli provvisori – 38
2013, pagine 56
euro 4,00

Collocato in un momento in cui la turbolenza del fare stava cedendo il passo a quella, solitaria e sconsolata, del dire, questo scritto, pur non potendo fare altro da quello che è la propria natura, affidandosi cioè alla parola, traditrice consueta di tanti buoni propositi, pone la parola fine a un indecente dibattito riguardante la sorte di quattromila compagni prigionieri. Il tempo trascorso, quasi trent’anni, non consente di cogliere il clima bruciante di quei giorni, ma i lettori che oggi si accostano a queste righe dovrebbero fare uno sforzo, importante per capire le motivazioni che stavano – e continuano a stare – alla base del nostro rifiuto di qualsiasi accomodamento. Sullo sfondo il possibilismo dei vari Scalzone e Negri, abietto come ogni venire a patti, con in più la pesantezza di un imporre, dall’alto del proprio scientismo senza appelli, la conoscenza dell’assoluto. La strada da percorre è ancora lunga e, anche oggi, non si vedono chiarezze in giro. Non solo, ma qualcuna di quelle figure disgustose, blateranti chiacchiere su di una resa necessaria a causa di una guerra ormai perduta, torna qualche volta in circolazione e viene a carpire la buona fede di molti compagni.

Anselme Bellegarrigue
Manifesto

Opuscoli provvisori – 37
2013, pagine 80
euro 4,00

Quasi sconosciuto, Bellegarrigue fu un individualista anarchico che portò alle estreme conseguenze logiche la lotta contro l’imbroglio elettorale e contro la società fondata sulle pretese scientifiche del contratto sociale. Nato tra il 1820 e il 1825 partecipò alla rivoluzione del 1848. Morì alla fine del XIX secolo probabilmente in America centrale. Nel 1850 pubblicò come redattore unico il giornale “L’Anarchie, Journal de l’Ordre”, di cui questo scritto è il “Manifesto”, fatto uscire nell’aprile dello stesso anno.

Émile Henry
Colpo su colpo

Opuscoli provvisori – 36
2013, pagine160
euro 4,00

Chi alza la mano contro i dominatori e contro i loro servi paga con la vita. Ecco l’insegnamento che si trae dalla lettura di questo libro dedicato alla vicenda di Émile Henry, l’anarchico che decise, sul finire dell’Ottocento, di attaccare con le bombe il nemico di classe. Lo tengano presente i compagni che si illudono di mettere paura. Chi gestisce il dominio non si impaurisce facilmente. Serra i ranghi e va avanti. Anzi, non appena si accende qualche fuocherello, qui e là, immediatamente invoca leggi speciali e provvedimenti esemplari. Normale amministrazione. Spetta a noi decidere che fare. Stare a guardare, aspettando che tutto vada a soqquadro per scendere dal marciapiede su cui siamo fermi, oppure attaccare per primi. Anche a costo di trovare schierati – chi poteva immaginarselo – una buona parte dei nostri stessi compagni. Malatesta, a suo tempo, altri, ai giorni nostri.

Alfredo M. Bonanno
Guerra civile

Opuscoli provvisori – 35
2013, 2a ediz., pagine
euro 4,00

Il passaggio verso la rivoluzione, semmai dovesse aprirsi, attraverserà il terreno bruciato della guerra, della peggiore guerra immaginabile, quella che si è soliti definire “guerra civile”. Questo libro, che a distanza di più di un decennio, ripresento all’attenzione dei miei pochi lettori, cerca di non fare un passo indietro di fronte al disgusto e allo sgomento che di solito prendono alla gola quando si considera il fondo oscuro dell’animo umano, il contenuto orrendo della bestia assetata di sangue. Purtroppo l’uomo, con tutte le sue velleità di grandezza e di progresso è anche questo, ed è anche con questi sentimenti oscuri che bisognerà fare i conti. Per cortesia tenete lontane per un attimo le illusioni degli aggiustamenti illuministi. Siamo su di un terreno minato. Attenzione.

Alain Ajax – Dominique Fauquet
La democrazia contro gli individui

Opuscoli provvisori – 34
2013, pagine 44
euro 4,00

Non una critica “politica”, questo prima di tutto. Il punto focale non è tanto un’analisi del dominio quanto un far fronte ai problemi dell’individuo, del singolo, nei riguardi dei processi che tendono a incasellarlo in una specificità artificiale. Stirner sta sullo sfondo, non come un nume tutelare, ma come un obiettivo inarrivabile da cui attingere orientamento e sostanza. Altro autore essenziale per questo testo: Cœurderoy, enigmatico e misconosciuto come sempre. I limiti stessi del lavoro di Ajax e Fauquet sono i motivi per cui rendono anche oggi interessante una sua rilettura, in mutate (ma non troppo) condizioni del dominio.

Yves Le Manach
Critica del consiliarismo e altri scritti

Opuscoli provvisori – 33
2013, pagine 60
Complessivamente questo lavoro di Le Manach si integra con quelli che lo seguono nel presente opuscolo in una comune visione “contro” il lavoro. Forse oggi non è facile cogliere gli aspetti recuperativi del consiliarismo, visto che l’ideologia lavorista si è camuffata sotto sigle differenti, pur rimanendo con il medesimo scopo di tutelare il futuro della produzione contro ogni possibile attacco. Ma, sfatato l’equivoco terminologico, la sostanza appare in tutta evidenza. Il produttore, liberandosi dalla produzione che lo sovrasta e lo grava, opprimendolo, non ha che da perdere le proprie catene. Ogni sviolinatura restauratrice, dall’ampio ventaglio riformista all’estremismo progettuale dell’anarcosindacalismo, non può negare questa grande evidenza. Tagliare col passato, ecco il movente intimo di ogni aspirazione rivoluzionaria.

Alfredo M. Bonanno
Carcere e lotte dei detenuti

Opuscoli provvisori – 32
2013, 2a ediz., pagine 126
euro 4,00

Quale è la linea di demarca­zione che spinge alla rivolta irrimediabile? Si tratta di un confronto di equilibri col potere e non è facile scoprire le carte di quest’ultimo, come non è facile mettere sul tavolo le carte che ognuno ha in mano, in genere modeste e di poco peso, se si esclude la propria vita. Chi guarda le mura di un carcere dall’esterno non si rende conto di come questo equilibrio sia precario e di come possa rompersi da un momento all’altro. Chi vive dentro un carcere lo sa e sta allerta, aspetta il momento buono per colpire il nemico che ogni sera, con accuratezza sopraffina, chiude il blindato. Il luogo estremo dell’istituzione totale è quello dove il potere mette in mostra la vera essenza di se stesso, il tessuto più intimo di cui è fatto.

Pierleone Porcu
Viaggio nell’occhio del ciclone

Opuscoli provvisori – 31
2013, pagine 96
euro 4,00

Scritto più di vent’anni fa, questo testo mantiene intatta la sua importanza pratica e teorica perché non dà per scontato nessuno sviluppo delle ipotesi insurrezionali di partenza, non assegna a se stesso – né suggerisce al problematico lettore – nessun obiettivo immediatamente tangibile, ma soltanto dubbi e possibilità operative, in altri termini, dà l’avvio a intraprendere la ricerca di un possibile progetto rivoluzionario che non si limiti all’assommazione delle forze provviste di contrassegno di autenticità. Le pratiche insurrezionali che si susseguono dappertutto, mi confermano sulla validità di scelte che devono ancora vedere non dico la loro applicazione, che forse non la vedranno mai per come sono state formulate, ma la loro corretta comprensione.

Michele Schirru
Uccidere il tiranno

Opuscoli provvisori – 30
2013, pagine 168
euro 4,00

Da solo, all’appuntamento col tiranno, per ucciderlo. Da solo contro Mussolini, contro il boia che aveva dato vita a un partito di miserabili e di sopraffattori che aveva imbrigliato il popolo italiano dopo avere ucciso o costretto all’esilio ogni opposizione. Da solo contro gli attendismi, contro le chiacchiere, contro gli accordi e le coalizioni nate nei corridoi della politica di sinistra. Da solo contro tutti, contro la prudenza e contro la ragione, contro l’orrore. Mettendo in gioco la propria vita per respirare finalmente un’aria libera, lui, proprio lui che non viveva nemmeno in Italia ma che dall’oppressione fascista si sentiva colpito come qualsiasi uomo che vuole essere libero e che in questo suo legittimo desiderio si vede ostacolato dall’impossibile libertà dei tanti sottoposti a una dittatura stupida e ignobile come tutti i dispotismi. Ecco il punto. Mettendo da parte per un momento, per un solo momento, ogni altra considerazione, c’è da chiedersi: è giusta quest’analisi – che tale era stata la riflessione che in Schirru aveva preceduto la decisione di agire –, è giusto mettersi in gioco individualmente e fino in fondo? Anche oggi, in un regime politico che la poltroneria mentale di tanti definiscono “democrazia”, sarebbe giusta una decisione del genere? Oppure solo la dittatura la rende legittima?

Jean-Pierre Voyer
Introduzione alla scienza della pubblicità

Opuscoli provvisori – 29
2013, 3a ediz., pagine 80
Lettura attenta, questa, degli ultimi sussulti situazionisti, non accomunabile con quella puzza di cane morto che si sentiva all’epoca in altri testi. In sua compagnia pochi scritti che cercheremo di pubblicare nei prossimi numeri di questa collana. Quale il pregio? L’avere individuato l’apparenza come sostanza dello spettacolo o, meglio, della pubblicità, di cui tutti ci strafoghiamo nella nostra vita quotidiana. Apparire e non essere. Viviamo per dar conto agli altri, mai a noi stessi. La nostra vita di fantasmi e ombre è leggibile in chiave altrui, per quel che ci concerne dobbiamo adeguarci, se appena rialziamo il capo ci inchiodano come ribelli e terroristi. Non siamo mai noi stessi ma solo il riflesso di gesti e parole che proiettiamo sul fondo della caverna dei massacri, dove i nostri contributi al comune compito sanguinoso appaiono con i contrassegni della ineluttabilità. Non è vero che lo spettacolo ci rende estranei a noi stessi – e sul situazionismo è stata pronunciata la parola fine – anzi, la pubblicità, che è spettacolo cosciente di sé fino in fondo, ci rende perfettamente quello che siamo: apparenze in balia di codici e procedure amministrate i quali ci obbligano a fare quello che va fatto, produrre prima di tutto. Questo libretto traduce in un’analisi altamente sofisticata il percorso di liberazione che possiamo ancora scavare all’interno delle mura che ormai ci circondano da ogni parte. Consideriamolo come strumento per l’azione che riprendiamo in mano a distanza di tanto tempo.

“Insurrezione”
Parafulmini e controfigure

Opuscoli provvisori – 28
2013, 3a ediz., pagine 96
euro 4,00

La critica sviluppata in queste pagine, ormai vecchia di più di trent’anni, resta sempre valida. Non perché, come la verità, può essere detta una volta per tutte, che di verità non si trattava e non si tratta, ma perché l’arte di non guardare in faccia nessuno rimane tutt’ora la sola valida in questa materia. Quando si tratta di che fare della propria vita le chiacchiere devono tacere, e queste parole, che il provveduto lettore forse leggerà qui per la prima volta, visto che degli antichi lettori – tranne sparute eccezioni – sembrerebbe non essere rimasta traccia alcuna, sono tutt’altro che chiacchiere. Hanno ferito e continuano a ferire, specialmente colpiscono come non mai l’ottusità di quel fare che chiama a testimonianza di sé proprio se stesso. Atroce accorgimento che mai ce ne furono.

Azione Rivoluzionaria
Contributi alla critica armata libertaria

Opuscoli provvisori – 27
2013, 3a ediz., pagine 144
euro 4,00

L’esperienza di AR, di cui si discute a lungo in queste vecchie pagine, dimostra come un’organizzazione nata con intendimenti anarchici si sia, a poco a poco, involuta verso un’autoconsiderazione di se stessa come primo obiettivo da garantire e accrescere se non proprio da mantenere e salvaguardare a qualsiasi costo. Dalle azioni, provviste al loro interno di senso e contenuto rivoluzionari, ci si indirizza – come il lettore spassionato può constatare da solo – verso un rimuginare teorico che non può condurre se non a un cautelarsi nella propria giustificazione ad esistere. Mai come oggi, mentre ci si avvia a una nuova stagione di lotte insurrezionali, questo problema, dell’organizzazione e del rischio di un autofagocitarsi senza ritegno, deve essere posto senza mezzi termini. La generalizzazione dello scontro non ammette livelli privilegiati ma non è nemmeno ciecamente consegnabile all’improvvisazione e al cieco spontaneismo. Guardatevi attorno. Dallo scontro quotidiano bisognerà passare, prima o poi – meglio prima che poi – a un progetto insurrezionale più dettagliato e coerente, in grado di coinvolgere e non soltanto di dimostrare quanto siamo determinati.

Il falso come strumento di lotta

Opuscoli provvisori – 26
2013, pagine 88
euro 4,00

Il falso, la falsificazione di un oggetto o di un’idea, può, in determinate circostanze, costituire uno strumento di lotta rivoluzionaria.

Pëtr Kropotkin
Lo Stato e il suo ruolo storico

Opuscoli provvisori – 25
2009, 2a ediz., pagine 78
euro 4,00

Nato come conferenza di propaganda, questo libretto viene, nella seconda edizione italiana, restituito alla sua originaria agilità. Per molti aspetti teorici il testo tiene presente e riassume l’ampia trattazione sviluppata ne Il mutuo appoggio, ma lo scopo qui è diverso, tende a dimostrare l’insana follia dello Stato, il suo progetto mortale con cui avvinghia e stritola qualsiasi iniziativa di base, qualsiasi organizzazione che non lo affronti risolutamente e tenga lontane le sue proposte di perfezionamento razionalizzante.

Michail Bakunin
La reazione in Germania

Opuscoli provvisori – 24
2009, pagine 64
euro 4,00

Chi cercasse in queste pagine di un Bakunin giovanissimo il rivoluzionario della maturità rimarrebbe deluso. Nessuno di noi rimane per sempre lo stesso, sarebbe un monolite idiota. Bakunin non sta ancora cercando la sua strada, l’ha di già trovata, la sua è una scelta di campo già fatta, ma è una strada ancora da percorrere e un campo ancora da esplorare. Il mondo dorato della sua fanciullezza, il servizio nell’esercito dello zar, sono acqua passata, adesso è uno studente di filosofia con idee di sinistra, con una gran voglia di fare e non soltanto di ascoltar maestri. Ha tutti i limiti di una avventatezza che in altri uomini poteva successivamente essere rinnegata, ma che in lui, conseguente fino in fondo, sarà soltanto portata alle estreme conseguenze, nel pensiero e nell’azione. Ben presto la filosofia di Hegel resterà sullo sfondo come un remoto miraggio, senza nessun tentativo, esclusivamente teorico, di far camminare la dialettica – strumento del mestiere del filosofo dello spirito assoluto – sulla testa o sui piedi. Una selvaggia produzione di idee sostituirà le ordinate teorie tedesche pronte all’uso reazionario in qualsiasi salsa condite, il pensiero anarchico in prospettiva viene da lui dapprima intuito a grandi linee, più col desiderio di distruzione che con una tesi filosofica e politica precisa, poi dettagliato nella lotta concreta dalle barricate del 1848 fino al rivellino di San Pietroburgo, fino alla Siberia, fino alla grande contesa con i marxisti all’interno della Prima Internazionale. Il resto è storia nota.

Ratgeb (Raoul Vaneigem)
Contributi alla lotta rivoluzionaria destinati a essere discussi, corretti e principalmente messi in pratica senza perdere tempo

Opuscoli provvisori – 23
2009, 2a ediz., pagine 78
euro 4,00

Ci sono tanti modi di leggere questo libretto, ogni lettore se ne deve inventare uno, uno che gli aggrada e che gli apra le porte di un “mondo nuovo”. In effetti è questo lo scopo del suo autore. Non una guida pedissequa e noiosa, ma un continuo ribollire di proposte, alcune perfino paradossali – almeno ad una prima lettura – ma che ben presto si rivelano del tutto logiche, bene inserite in un contesto che, come si potrà constatare, non perde un colpo. Si può dire che questo testo parla da solo, che non ha bisogno di assistenza introduttiva, ed è questo uno dei motivi che mi spinsero a non proporre nessuna nota per la prima edizione italiana, uscita nell’ormai lontano 1978, sempre con le Edizioni Anarchismo. In fondo lo stesso voglio fare adesso. Solo poche righe. Distruzione del lavoro, distruzione della merce, sabotaggio e saccheggio, scioperi selvaggi e occupazione delle realtà produttive, dono e distruzione della merce. E poi, senza riprendere fiato, domande: che farsene dell’organizzazione? Della merce? Della produzione autogestita? Non è un condensato di sogni utopici, ma una proposta concreta. Quante occasioni ci siamo lasciati scorrere fra le mani come acqua fresca? Di certo molte.

Epicuro
Lettera sulla natura

Opuscoli provvisori – 22
2009, 2a ediz., pagine 48
euro 4,00

Propongo qui la Lettera ad Erodoto, che dischiude all’attenzione la scienza fisica di Epicuro. Si deve partire dalle sue essenziali proposizioni materialistiche per capire i postulati più importanti della sua filosofia morale. L’essenziale libertà del volere trova qui il proprio fondamento. Gli uomini si uniscono fra loro non in base ad una legge necessaria, e quando ciò accade si tratta di unione precaria e rovinosa, ma in base ad un venir meno della necessità, in base ad una libera scelta. E ciò allo stesso modo in cui gli atomi si trovano e si aggregano o, respingendosi, si allontanano senza meta così come furono, ingenerati, senza origine. Che la natura dei propri atti non si possa ricondurre ad una quale che sia composizione originaria dell’individuo, almeno non in maniera deterministica, è conquista della filosofia moderna, ma è anche condizione primaria della filosofia di Epicuro, se non proprio di tutto l’epicureismo.

Alfredo M. Bonanno
Nuove svolte del capitalismo

Opuscoli provvisori – 21
2009, 2a ediz., pagine 128
euro 4,00

Il 17 settembre 1996 decine di anarchici vengono arrestati in Italia, comincia la “Montatura Marini”. Accuse di sequestri di persone, rapine, omicidi, detenzione di armi, ecc. Tutte avvolte in un’accusa di fondo, quella di banda armata, denominata ORAI, sigla tratta da un paragrafo del presente opuscolo: Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica Insurrezionale. Come il lettore si accorgerà non c’è in questi testi la teoria di una banda armata, ma un approfondimento sui modi organizzativi insurrezionali. Mi rendo conto che per l’ottusa mentalità di un carabiniere può fornire una lettura tendenziosa, ma quello che non posso capire è la pretesa di affidare a un testo come quello qui pubblicato il compito di reggere un modello di banda armata che ancora continua a fermentare nel cervello dell’accusa, disposta a tutto pur di provare la nostra colpevolezza.

Luigi Lucheni
Come e perché ho ucciso la principessa Sissi

Opuscoli provvisori – 20
2009, pagine 76
euro 4,00

All’1,35 del 10 settembre 1898 l’anarchico Luigi Lucheni uccide sulla riva del lago di Ginevra la principessa Sissi, colpendola al petto con una lima. Lucheni non ha la bellezza fisica di Caserio né la preparazione intellettuale di Henry né la tracotanza affascinante di Ravachol, è un povero manovale. Il suo gesto non ha quindi mai incontrato la fortuna che ha da sempre accompagnato le azioni di altri anarchici. In più, colpisce una donna, e in particolare una icona (falsa, come tutte le icone) della belle epoque, la moglie di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria. Eppure quest’azione ha molto da insegnare nella sua esemplarità. Il comportamento di Lucheni, a volte perfino puerile nell’entusiastica accettazione del proprio destino, è unico. Non si lascia abbattere, contrattacca sempre, rivendica, non intende nemmeno fuggire per meglio assicurare la leggibilità rivoluzionaria del suo gesto, non fa nomi e si porta il suo segreto nella tomba. Molto si potrebbe dire sulla “povera” Sissi, fantasma edulcorato perfino da una cinematografia da rotocalco, ma sarebbe un’analisi inutile. Quello che conta è che era una imperatrice, la moglie, consolatrice remota e arcigna – se si vuole perfino peggiore – dell’imperatore austriaco. Lucheni, nel corso dei tanti interrogatori, espone bene i motivi del suo gesto. In fondo gli anarchici, in questo genere di decisioni, non hanno mai avuto soverchi dubbi.

Alfredo M. Bonanno
I giovani in una società post-industriale

Opuscoli provvisori – 19
2009, pagine 78
euro 4,00

Chi china il capo e acconsente di fronte al sopruso che irreggimenta, è l’ultimo uomo, l’ultimo scarto di un’umanità dolorante, l’erede di millenni di schiavitù. Io mi auguro che questa eredità non sia stata riscossa dai giovani a cui idealmente mi riferisco, e mi auguro che non vogliano portarla proprio ora all’incasso. Altri dovrebbero essere i proventi dei loro prossimi anni. Il desiderio, la creazione, il sogno, le remote e incomprensibili stelle, e perfino questa ormai piccola e agonizzante terra che ci ospita. Inventarsi la felicità, ecco un bel compito, non accettare livellamenti, neanche quelli che aiutano a passare il tempo trivializzandone il senso, banalizzandone il gusto. Ogni attimo della vita è degno di essere vissuto, non sprecato nella compassione di se stessi, nella esiguità dei bisogni di un essere amministrato ridotto a convivere con pregiudizi morali e rimpiccolimenti economici. Vivere una vita da piccoli insetti saltellanti in barocche evoluzioni di sopravvivenza significa non guardare avanti, significa mettersi sempre le mani in tasca per fare i conti della spesa, per evitare i pericoli e le sofferenze, accettare le regole di un edonismo da pagliacci tristi e ben pasciuti, contenti del pezzo di pane che il padrone getta loro di tanto in tanto.

Rudolf de Jong
Anarchismo e trasformazione sociale

Opuscoli provvisori – 18
2009, pagine 80
euro 4,00

In questo studio ho voluto concentrare la mia attenzione sulla tradizione anarchica, in quanto l’anarchismo rifiuta di creare nuovi sistemi centrali con nuove aree periferiche. La mia intenzione è confrontare gli atteggiamenti anarchico e marxista riguardo alle relazioni e ai problemi centro-periferici, soprattutto per quanto concerne il processo di trasformazione sociale. I marxisti rivoluzionari, i social-riformisti e, in generale, la maggior parte dei rivoluzionari di sinistra vogliono sempre usare il centro come uno strumento – e nella pratica come lo strumento – per la emancipazione dell’umanità. Il loro modello è sempre un centro: Stato o partito o esercito. Per loro la rivoluzione è in primo luogo la conquista del centro e della sua struttura di potere, o la creazione di un nuovo centro, con lo scopo di utilizzarlo come strumento per la costruzione di una nuova società. L’anarchismo non vuole la conquista di questo centro, ma la sua immediata eliminazione. Sua opinione è che in seguito alla rivoluzione difficilmente rimane spazio per un centro nella nuova società. La lotta contro il centro è loro modello rivoluzionario e nella loro strategia gli anarchici cercano di impedire la creazione di qualsiasi nuovo centro.

Alfredo M. Bonanno
Errico Malatesta e la violenza rivoluzionaria

Opuscoli provvisori – 17
2009, pagine 76
euro 4,00

Niente come la lettura di questi miei interventi al Convegno anarchico di Napoli su Malatesta del dicembre 2003 può dare l’idea di come ogni tentativo di fornire giustificazioni o condanne riguardo il concetto di violenza rivoluzionaria sia soltanto un tentativo fallito in partenza. La violenza rivoluzionaria non abbisogna delle mie giustificazioni e non può essere intaccata da qualsiasi tipo di condanna, anche se quest’ultima proviene dalle fila stesse degli anarchici. In fondo il pacifismo è anch’esso un falso problema e non merita di essere confutato ricorrendo a molte parole. Il mio sforzo non aveva, e non ha nemmeno qui, in questa sede, l’intenzione di fornire argomenti giustificativi alla violenza rivoluzionaria. Solo voleva, e continua a farlo, fornire un contributo al pensiero e all’attività rivoluzionaria di Errico Malatesta. Troppo spesso si sono dette tante cose infondate e troppo spesso si è arruolato questo anarchico sotto una qualsiasi bandiera di parte se non di partito. Ecco, come tutti i veri rivoluzionari, Malatesta non si curava di mettere ordine fra le sue carte e affrontava i problemi man mano che si presentavano nella realtà. La guerra sociale continua, la violenza rivoluzionaria è soltanto l’espressione più immediatamente percepibile del suo svolgimento, non la sola e, sotto certi aspetti, nemmeno la più importante. Affido queste pagine all’attenzione del lettore. Ne faccia buon uso, ma non si aspetti da esse quello che non possono dare. L’appuntamento più importante è sempre sulle barricate.

Renzo Novatore
Verso il nulla creatore

Opuscoli provvisori – 16
2009, 2a ediz., pagine 64
euro 4,00

Leggere Novatore è un’impresa. I motivi per cui, oggi, si viene respinti dalla lettura di un testo come quello che presentiamo qui di seguito sono parecchi e tutti paralleli ai motivi, altrettanto numerosi, per cui se ne rimane affascinati. Il disgusto deriva dal modo di scrivere, dalle infiorettature stilistiche, dalle assordanti ripetizioni, dalla retorica tratta per i capelli a servire da strame per lo sbocciare di un fiore ormai fuori del tempo. Il fascino viene da quello che il lettore ricorda – il lettore provveduto, non quello accidentale – della vita di questo ribelle, morto con le armi in pugno in un conflitto a fuoco contro i carabinieri che volevano catturarlo. Ma una vita bella, e certamente la sua lo fu, una vita “contro”: contro la guerra, contro i fascisti che della guerra furono gli esecutori testamentari, contro i padroni che mandarono i proletari a morire in un sanguinoso quanto assurdo conflitto e poi gestirono i fantocci fascisti per mettere paura alle giuste rivendicazioni dei sopravvissuti, una vita bella, dicevo, non è detto che possa trovare riscontro in belle pagine scritte. Eppure le parole di Novatore meritano una riflessione, mentre non meritano l’entusiasmo di sprovveduti lettori che trovano in esse esattamente quello che non c’è, che il suo autore, quasi certamente (di questo non si può mai essere sicuri), non voleva che ci fosse. Il fatto è che la madre degli imbecilli purtroppo è sempre gravida.

Dominique Karamazov
Miseria del femminismo

Opuscoli provvisori – 15
2009, 3a ediz., pagine 78
euro 4,00

Per quanto il femminismo pretenda di costituirsi contro la società esistente, maschilista e oppressiva delle differenze, è il femminismo stesso a perdersi nelle contraddizioni della società capitalista, a reclamare un riconoscimento delle peculiarità femminili da parte del sistema e dentro il sistema stesso, a fare ricorso ai suoi mezzi repressivi – proprio a quegli uomini e a quel potere che pretende di combattere, e distruggere, e sostituire, forse – per avere soddisfazione del proprio senso di giustizia, dei propri desideri, dei propri bisogni. Tutto questo, però, oltre a rivelare di appoggiarsi su di un piano di elaborazione concettuale poco consistente, esprime dolorosamente la parzialità e la debolezza di una lotta che voleva partire da un modo di sentire e di agire che una donna poteva, e può, credo, avvertire come un moto intimo e profondo, e che invece viene ad essere così ingabbiato in modalità di lotta rivendicazionista, agevolmente assimilabile dalle forze che il capitale sta ponendo in campo, e tralasciando invece di mettere in discussione le modalità relazionali che coinvolgono parimenti uomini e donne, l’obbrobrio di un sistema che tutti riduce a macchine standardizzate, svuotando la realtà della sua ricchezza e consegnando ruoli, nuovi, se necessario, suggestivi di emancipazioni raggiunte, ma ugualmente oppressivi, fatalmente coercitivi in nuovi casellari sociali.

Alfredo M. Bonanno
Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista

Opuscoli provvisori – 14
2009, 2a ediz., pagine 176
euro 4,00

Pensare a una serie di rapporti stabili fra compagni nell’ambito del bacino del Mediterraneo, nucleo essenziale da cui partire verso una possibile maggiore ampiezza futura, anche al di là degli iniziali limiti geografici, è stato un sogno accarezzato per lunghi anni. Non un feticcio organizzativo qualsiasi, una sigla forte e altisonante, che come un manichino spaventapasseri tenesse lontano i malintenzionati repressori e attraesse le anime pure degli anarchici desiderosi di conoscersi, ma qualcosa di concreto, di reale, capace di andare al di là degli aspetti formali, o, se si preferisce, di bandiera, per essenzializzare il problema. Tentativi in questo senso ce ne sono stati tanti, tutti animati da una prospettiva più ampia, più generica, quella che di regola alimenta gli incontri fra compagni a livello internazionale, una conoscenza importante per entrare in possesso, in maniera diretta, di quelle notizie che solo chi abita in un posto preciso possiede. Gli aspetti repressivi, quasi sempre, molto meno anche le iniziative di lotta, intese queste ultime nel senso preciso del termine, cioè quando siamo noi, proprio noi, a prendere in mano il gioco e a condurlo a modo nostro. Il progetto dell’Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista è sufficientemente delineato in questo libro, il suo percorso è ancora tutto da immaginare.

Alfredo M. Bonanno
Come un ladro nella notte

Opuscoli provvisori – 13
2009, 2a ediz., pagine 108
euro 4,00

L’azione che non mi coinvolge, che non mi cambia la vita mettendomi a repentaglio, è un semplice fare, una routine che rischia di infettare perfino la mia stessa quotidianità. Vorrei, e lo sto facendo, scrivere tutto questo per gli altri, per me questo è un male necessario al quale cerco in ogni modo di sfuggire. Quando trovo un lettore ho un tuffo al cuore e mi chiedo se finalmente è arrivato chi riuscirà a leggere quello che anche io, solo io, riesco a intravedere a malapena in quello che scrivo. La libertà, e quindi anche l’anarchia, non va raccontata, è una condizione cieca, non si lascia mettere per iscritto. La volontà l’azzera solo apparentemente, per meglio controllarla, ma non può mai cancellarla del tutto. Perfino nei peggiori, nei mestatori e nei venduti, si trasforma in falsa coscienza e morde senza pietà. La volontà campa a credito della libertà. Il dolore che porta con sé non si distingue facilmente dal piacere. L’anarchia è il massimo livello della libertà, riconoscere questo itinerario, scoprirlo, seguirlo, sono esercizi massacranti e richiedono una certa tendenza omicida. L’anarchico non sogna distruzioni, distrugge. L’anarchia, e quindi anche la libertà, non può essere cercata come comunione conchiusa, perfetto completamento di quello che palesemente mi manca nella vita. Lo sforzo dell’azione è diretto, nella migliore ipotesi, a una delusione, alla constatazione di una sconfitta, ma questo fine è per pochi, sono difatti pochi quelli che non si fanno travolgere dal trionfo decretato loro dagli stupidi.

Alfredo M. Bonanno
Critica del sindacalismo

Opuscoli provvisori – 12
2009, 2a ediz., pagine 190
euro 4,00

Molte delle intuizioni e alcuni svolgimenti di pensiero contenuti in questo libro sono stati, in un certo modo, a volte violento, verificati nella realtà quotidiana di questo inizio di millennio. I sindacati sono diventati sempre di più quello che sono sempre stati, comprese le eventuali frange reggicoda. Non potevano avere sorte diversa. I lavoratori, colpiti in pieno dagli strumenti di disgregazione di classe, hanno rinculato fino a trovarsi con le spalle al muro. Guardandosi attorno hanno visto di essere rimasti soli, circondati da varie componenti produttive di riserva, disponibili a salari minimi, e hanno finito per perdere la fiducia in se stessi dopo averla persa nei loro dirigenti sindacali. Ormai questi ultimi, nei luoghi della produzione svolgono il semplice ruolo di cinghie di trasmissione con la classe dirigente degli inclusi, più che con quella politica dei partiti, disgregatasi anch’essa e in preda a problemi tutti suoi, dei quali, in questa sede, non mette conto parlare. Le esplosioni di rabbia sono altro, e da queste, come da manuale, il sindacato si mantiene lontano. Per molti aspetti questo libro continua a colpire il chiodo quando è ormai del tutto entrato nella parete. Un de profundis? forse no, chissà? In queste cose non si sa mai. Arrivederci sulle barricate.

Julen Agirre (Eva Forest)
Operazione Ogro Come e perché abbiamo ucciso Carrero Blanco

Opuscoli provvisori – 11
2009, pagine 192
euro 4,00

Il 20 dicembre 1973 l’ammiraglio spagnolo Luis Carrero Blanco, numero due del regime falangista, è fatto saltare in aria dall’ETA. Il testo – pubblicato dalla rivista “Anarchismo” nel 1975 – cerca di riproporre l’azione nella sua essenzialità organizzativa e con la massima obiettività possibile. Trattandosi di un argomento che ha affascinato molti compagni, e che ha visto l’attività mistificatrice di cineasti e mestieranti vari, non ci è sembrato inutile rimettere a posto le cose. Eva Forest firmò il libro pubblicato nel 1974 da Ruedo Iberico con uno pseudonimo (Julen Agirre) perché usciva da tre anni di prigionia nelle galere franchiste e non poteva in quel momento correre altri rischi. Speriamo che questi fatti si possano finalmente leggere con una certa distanza critica e che non si cada nell’equivoco di fruirne come di un qualsiasi racconto poliziesco.

Alfredo M. Bonanno
Anarchismo insurrezionalista

Opuscoli provvisori – 10
2009, 2a ediz., pagine 192
– Esaurito – Prossima ristampa -
Dietro ogni aspetto della teoria anarchica insurrezionalista si nasconde un progetto, non dico un quadro asfittico completo in tutte le sue parti, ma un progetto sufficientemente individuabile, ben al di là di queste pagine. Se non si tiene conto di ciò nessun chiarimento analitico potrà fare molto, anzi correrà il rischio di restare quello che è, un insieme di parole che pretendono contrastare la realtà, pretesa incongruamente idealista. Ciò non vuol dire che il problema del metodo possa essere affrontato di punto in bianco senza tenere conto di quanto è stato detto in tutte le salse, sarebbe una ingenuità. In questa prospettiva non ci sono scorciatoie né ricette privilegiate, solo il duro lavoro rivoluzionario, lo studio e l’azione distruttiva. Nel volere essere liberi c’è una mostruosa tentazione, occorrerebbe squarciarsi il petto. Di già la stessa parola libertà è uno scandalo, che la si riesca a dire senza arrossire è uno scandalo. Che io insista a dire questa parola senza far fronte alle conseguenze che l’essenza stessa di quello che questa parola sottintende e mi pone di fronte è altrettanto scandaloso. La libertà, in fondo, non può essere detta, quindi questa parola, libertà, è ingannatrice, e mi inganna nel momento che la pronuncio.

Alfredo M. Bonanno
La bestia inafferrabile

Opuscoli provvisori – 9
2009, 2a ediz., pagine 128
euro 4,00

A braccarlo a lungo, l’animale diventa feroce. Si accorge di quanto le pretese convivenze civili siano ridicole fattezze del feticcio statale, e di come al di sotto resti intatta l’antica sostanza repressiva del dominio, quella dell’assolutismo indiscutibile perché certo della propria forza. La bestia ne aveva avuto sentore, anche quando la si accarezzava nel senso del pelo, quando le si rivolgevano parole fraterne di conforto e tolleranza, perché non sentisse fino in fondo gli aculei del collare o i denti del morso con cui si frenava la sua esuberanza bonaria e vogliosa. La catena era stata allungata fino ai margini del campo e, in tempi recenti, perfino colorata. Così, i suoi occhi di belva mansueta avevano potuto vedere, come in sogno, quel che restava del paesaggio lontano, mai raggiunto perché irraggiungibile, sempre desiderato. E allora, come per gioco, aveva cominciato a mostrare i denti al padrone, a fargli qualche versaccio maleducato, qualche ululato di troppo. Non è che il padrone non ha più fiducia nella catena, sia pure allungata, è che non gli va che la cosa si venga a sapere, che altre bestie incatenate si permettano di digrignare i denti, di fare versacci o ululare guardando con occhio voglioso il lontano paesaggio di libertà che mai avrebbero dovuto guardare.

Alfredo M. Bonanno
Chiusi a chiave. Una riflessione sul carcere

Opuscoli provvisori – 8
2013, 4a ediz., pagine 104
euro 4,00

Il carcere è la struttura portante della società in cui viviamo. Una società progressista, educatrice, permissiva, una società che si lascia guidare da politici illuminati, contrari ad ogni ricorso alla maniera forte, una società che guarda scandalizzata ai massacri più o meno lontani che costellano la carta geografica del mondo, questa società che sembra abitata da tanti cittadini per bene attenti solo a non danneggiare il verde e a pagare il minimo possibile di tasse, questa stessa società che si crede lontana dalla barbarie e dall’orrore, ha il carcere alle porte. L’esistenza di un luogo dove uomini e donne vengono tenuti chiusi in gabbie di ferro guardati a vista da altri uomini e da altre donne che stringono in mano una chiave, un luogo dove esseri umani trascorrono anni e anni senza fare niente, assolutamente niente, è il massimo segno dell’infamia. Scrivo nel carcere di Rebibbia e non mi sento di modificare nulla della conferenza da me fatta a Bologna alcuni anni fa. Niente può cambiare il carcere. Esso è un bubbone che la società cerca di nascondere senza riuscirci. Come i medici del Seicento che curavano la peste mettendo unguenti sui bubboni ma lasciando i ratti fra le immondizie, così i nostri specialisti a tutti i livelli delle gerarchie carcerarie cercano di mettere coprivergogne per nascondere questo o quell’aspetto più orribile del carcere. Distruggerlo senza che di esso rimanga pietra su pietra.

Alfredo M. Bonanno
La tensione anarchica

Opuscoli provvisori – 7
2013, 3a ediz., pagine 56
Il processo in base al quale la tensione anarchica verso la libertà svuota se stessa della conoscenza non è mai ricordato come uniforme, non avviene tutto in una volta. La presa di coscienza non è un sacco che si vuota, alcuni elementi della conoscenza raffrenante non sono dettagli che si tolgono via a proprio gradimento, altri non possono essere tolti che con grande difficoltà e, non appena tolti, cercano in tutti i modi di ritornare al proprio posto. La paura di restare in balia dell’ignoto rimane forte. Sono portato, ed è naturale, a considerare più importanti gli elementi conoscitivi che tolgo via con maggiore difficoltà, ma questa purificazione non assegna una graduatoria né qualitativa né quantitativa. La parola, di fronte a questi sforzi, ha reazioni sue, non risponde mai in modo adeguato alla follia della tensione distruttiva, difatti non può quest’ultima presentarsi come progetto progressivo e dettagliato. La sua danza ricorda più quella del dio delle donne che la sapienza dominatrice di Atena.

Étienne De La Boétie
La servitù volontaria

Opuscoli provvisori – 6
2013, 3a ediz., pagine 78
euro 4,00

Con La Boétie siamo agli inizi della riflessione libertaria. Piccoli lampi che si accendono in un cielo pieno di nubi. Rabelais, un altro lampo. È il secolo della nascita e della crescita delle monarchie centralizzate. Il modo di vita derivante direttamente dal tardo medioevo si sgretola sotto i colpi della nuova potenza dei re: i mezzi di una forma embrionale di burocrazia, embrionale ma già sufficientemente articolata per gestire dal centro un vasto groviglio di interessi, sono pronti a entrare in azione. A parte la nobiltà parassitaria, piena di debiti e in via di mangiarsi pure le residue entrate provenienti dalla vendita dei diritti di libertà ai comuni, e non considerando una borghesia ancora non ben sicura di sé, in quanto classe e in quanto detentrice di mezzi di produzione, restano i contadini. Un mondo pieno di contraddizioni, colpito da miserie endemiche e periodiche, sotto il segno della croce e dei preti, con sussulti di liberazione e con accenni di conservatorismo.

The Angry Brigade. Documenti e cronologia 1967-1984

Opuscoli provvisori – 5
2013, 6a ediz., pagine 87
euro 4,00

La bellezza dei comunicati dei compagni dell’Angry Brigade sta nella loro immediatezza e semplicità, convinti come erano che le azioni migliori sono quelle che non hanno bisogno di spiegazioni. E allora questo libretto potrà essere utile a chi crede che la lotta si radicalizza attaccando sì le manifestazioni concrete del nemico di classe, ma senza pensare di colpire un presunto “cuore”, come se il processo rivoluzionario fosse una mera questione militare. A chi vuole, con l’azione, dare un’indicazione di metodo e non praticare un gesto esemplare per cui fare il tifo delegando la lotta all’organizzazione armata invece che al sindacato. Ma anche a chi, pur ritenendo di non rappresentare nessuno o tanto meno di esserne la guida, non si pone questi problemi e pensa che qualsiasi azione possa bastare a se stessa.

Alfredo M. Bonanno
Distruggiamo il lavoro

Opuscoli provvisori – 4
2013, 4a ediz., pagine 36
euro 4,00

Capire il fare significa capire la speranza. Fare è sperare il completamento. L’immagine emblematica è quella del collezionista. Atroce, ma veritiera. Nel mondo io sono il fare, mi progetto e mi ricordo come fare. Vivo la vita e non voglio che sia altro dal fare, in caso contrario avrei paura di non viverla, di lasciarmela sfuggire. Il volere, che mi domina, non è altro che fare, il volere fare è una forma riflessa di fare, fare anch’esso. Il lavoro è una forma particolarmente acuta del fare, la forma coatta per eccellenza. Non ho certezza del fare che intraprendo, ma è la completezza a cui miro. So bene che questa prospettiva tranquillizzante non è praticamente accessibile, ma la tengo davanti agli occhi mentre timbro il cartellino ogni mattina. Spero che non sia così, anche se so che è così, che la morte verrà e concluderà la partita per sé e non più per me. Inafferrabile e lontana è la completezza, essa risiede nella straordinaria rarefazione della qualità e mi affascina non con la sua pienezza, che posso attingere solo con intuizioni coinvolgenti e pericolose, comunque non durature, ma con l’inganno del desiderio, vuota immaginazione che la necessità riempie di contenuti presto assimilati nel processo produttivo. Distruggendo il lavoro che mi opprime, sabotando l’amministrazione del mondo, mi accingo a passare oltre, a guardare che c’è oltre la siepe che chiude la prospettiva dell’orizzonte.

Parigi 1871. La Comune libertaria

Opuscoli provvisori – 3
2013, 4a ediz., pagine 50
Gli avvenimenti di marzo portarono nelle strade di Parigi una umanità dolorante che non si era mai vista. La borghesia (secondo la testimonianza di Vilfredo Pareto) ne fu addirittura terrorizzata. Più che gli scontri veri e propri, le barricate e le distruzioni, come l’abbattimento della colonna Vendôme eretta a ricordo delle vittorie di Napoleone, fatti che interessarono solo una parte dei quartieri della città, quello che fece veramente paura fu l’autorganizzazione di una realtà sovversiva che non si immaginava potesse fare da sé. Dai luoghi più reconditi e miseri di Parigi uscirono le forze vive di quella parte della società da sempre destinata alla fame e all’ignoranza. E questa gente non andava tanto per il sottile, anche se i tentativi di frenarla partirono subito da quelle componenti – politici, letterati, avvocati – che in questi casi riescono a mettersi alla testa di ogni iniziativa per darle il “giusto” freno e indirizzarla verso quelle contrattazioni che nella logica del potere possono dare i migliori frutti. Difatti, anziché attaccare subito Versailles, utilizzando i cannoni che si trovavano a Parigi, e impiegando le forze militari che potevano avere facilmente ragione dei resti di un esercito umiliato e sconfitto, questi “capi proletari” fecero di tutto per rallentare le cose e permettere al governo provvisorio di riorganizzarsi e, con l’aiuto dei Prussiani, schiacciare la Comune.

Alfredo M. Bonanno
La gioia armata

Opuscoli provvisori – 2
2013, 3a ediz., pagine 74
Il compagno che ogni mattina si alza per andare a lavorare, che s’incammina nella nebbia, che entra nell’atmosfera irrespirabile della fabbrica o dell’ufficio, per ritrovarvi le stesse facce: la faccia del capo reparto, del conta-tempi, della spia di turno, dello stacanovista-con-sette-figli-a-carico, questo compagno sente la necessità della rivoluzione, della lotta e dello scontro fisico, anche mortale, ma sente pure che tutto ciò gli deve apportare un poco di gioia, subito, non dopo. E questa gioia se la coltiva nelle sue fantasie, mentre cammina a testa bassa nella nebbia, mentre passa ore nei treni o nei tram, mentre soffoca sotto le pratiche inutili dell’ufficio o davanti agli inutili bulloni che servono a tenere insieme gli inutili meccanismi del capitale.

Alfredo M. Bonanno
Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi

Opuscoli provvisori – 1
2013, 4a ediz., pagine 120
euro 4,00

Se questo mondo si basa sulla giustizia commisurata, sui calcoli numerici di un dare e un avere, di un punire per il torto fatto e di fare un torto per la pena subita, si tratta di un mondo che non ha niente a che fare con quell’idea di giustizia venuta fuori collettivamente in quel momento, quella sera, nel Cimitero Maggiore di Milano. Ecco quindi che quella sera, senza che nessuno lo volesse o lo sapesse, è venuta fuori un’idea di giustizia che prima non c’era, un’idea che travalica e rende risibile il singolo desiderio, la singola fantasia di sparare in bocca al buon commissario Calabresi, desiderio e fantasia coltivati senz’altro dalla quasi totalità dei presenti.
Ecco perché io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino.
Nessun perdono. Nessuna pietà.