Alfredo M. Bonanno
Distruggiamo le carceri

Opuscoli provvisori – 75
2015, pagine 86
euro 4,00

Il carcere è la struttura portante dello Stato. Carcere e Stato sono due angolazioni della medesima mostruosità. Gli anarchici sono contro lo Stato, ecco perché sono contro il carcere.
Poiché rifuggiamo, come più volte detto, da affrontare problemi della società del futuro, quella per intenderci fondata sulla bellezza dell’anarchia, e ci interessiamo di questioni terrene e non angeliche, tutto si riduce a discutere sul termine “contro”.
Che vuol dire essere contro il carcere?
È presto detto. Siamo per la distruzione del carcere. Allo stesso esatto modo di come siamo per la distruzione di questa società in cui ci stanno affogando.

Victor Rudin
Max Stirner. Un refrattario

Opuscoli provvisori – 74
2015, pagine 78
euro 4,00

Fra i tanti equivoci che spesso mi sembra di cogliere nelle molte letture di Stirner che incontro qua e là, non solo equivoci scritti, che questi sono imeno pericolosi, giudicandosi da se stessi, ma equivoci pensati, cioè idee che ognuno si fa di quello che, secondo lui, ha scritto Stirner, mi sembra giusto riproporre la lettura di questo opuscolo, vecchio quanto si vuole ma sempre interessante.
Non che quanto qui scritto sia esente dalla tabe suddetta, solo che si tratta di considerazioni differenti, difatti non appartengono alla frettolosa, e volonterosa ma ottusa, lettura di tanti che vogliono vedere Stirner per quello che non fu mai,ma sollevano problemi esposti al sole decenni or sono e oggi racchiusi nei cassetti della memoria di coloro che hanno ancora il culto di quest’ultima dea.
Sottolineato, ma proprio in fondo, non in prima fila, il rapporto tra individualismo e comunismo, tra l’azione del singolo e l’azione cercata attraverso l’unione – provvisoria e non sigillata da alcuna bandiera – con altri compagni, altri individui, altri egoisti. Che importano le pretese definitorie?
E qual è il cemento di questa ricerca, se non quel l’affinità di cui tanti continuano a parlare e pochi a comprendere? E, ancora più oltre, il fondamento, la costruzione, impensabile, quell’informalità anch’essa deformata e vilipesa, fino a quando resterà tale, oggetto di vacui dibattiti e interessate malcomprensioni di perdigiorno?

Michail Bakunin
La scienza e la questione vitale della rivoluzione

Opuscoli provvisori – 73
2015, pagine 112
euro 4,00

Bakunin si pone un dilemma fondamentale: dove fermarsi nell’acquisizione della conoscenza? Senza non si può andare verso la rivoluzione, continuando ad acquisirla si corre il rischio di non sapersi dove fermare per dare inizio all’attacco.
Questo non è un problema soltanto individuale, cioè riguardante il singolo rivoluzionario e i mezzi conoscitivi (e pratici) dei quali si deve dotare, ma anche quella grande massa incognita e spesso confusamente avvertita, nel dilagare della sofferenza e della repressione, come pronta a insorgere, salvo poi a rendersi conto che la realtà era tutt’altro che matura.
Se l’ignoranza è di certo un freno per bloccare la rivoluzione, uno strumento di rassegnazione e di ottusità, un potente strumento utilizzato dallo Stato e dalla religione, la cultura è un’arma a doppio taglio. Foggia, di per sé, privilegiati, dottrinari, gente pronta a vendersi al migliore offerente. Dove fermarsi? Quali i confini oltre i quali si travalica nel considerarsi merce in vendita e non più disponibili alla lotta? Non è facile individuare questo confine.
Quello stimolo all’azione, l’incredibile differenza che passa tra il fare e l’agire, tra l’accumulo e il dispendio assoluto, tra il risparmiarsi per il futuro e il mettersi del tutto in gioco, ora e subito, tutto ciò è intuito da Bakunin, che così lascia spazio all’immaginazione del lettore disponibile all’attacco.

A cura di Alfredo M. Bonanno e Santo Calì
Leccaculi e delinquenti Quindici scritti fascisti di cui suggeriamo la rilettura

Opuscoli provvisori – 72
2015, pagine 96
euro 4,00

Poche settimane prima di morire a Segrate, Giangiacomo Feltrinelli fa uscire per la sua casa editrice un grosso volume di scritti fascisti. Pochi giorni dopo per le edizioni Underground di Catania e La Fiaccola di Ragusa esce un opuscolo con alcuni degli scritti contenuti in quel volume. Il nostro scopo era quello di fare conoscere le responsabilità fasciste di alcuni intellettuali e uomini politici, tutti all’epoca ancora viventi (escluso Adriano Tilgher, morto nel 1941), riciclati nell’arca democratica, e di alcuni fascisti, coperti anche loro di un nuovo alone perbenista, eppure a suo tempo compromessi non solo col fascismo ma con la sua versione razzista.

Alfredo M. Bonanno
Contro la coerenza

Opuscoli provvisori – 71
2015, pagine 128
euro 4,00

Compito ingrato quello di risvegliare i dormienti.
E quanto più duro è stato prendere sonno, quanto più dura la lotta per allontanare i fantasmi di ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, tanto più astiosa sarà la reazione di chi è disturbato mentre dormiva.
L’anarchismo può benissimo contribuire a tenere buoni tutti coloro che, in questo modo, si mettono la coscienza in pace. L’ideale è salvaguardato, le chiacchiere pure, quindi nulla di nuovo sotto la luna.
La coerenza, cioè la perfetta corrispondenza di quello che si fa con quello che si pensa, pensare da anarchici e fare da anarchici, è una forma molto comune, e molto usata, di mettere a tacere la propria coscienza.
Punzecchiare, come faccio in questo libretto, l’idolo della coerenza è pratica malfamata, quindi in perfetta coerenza con il mio essere malfattore e fuorilegge.
Come ho detto pubblicamente più volte, non sono un architetto o un artista a cui chiedere di rifare la facciata di un palazzo, ma un idraulico in grado di provvedere a sistemare il cesso.
Sogni d’oro ai dormienti.

Raoul Vaneigem
Banalità di base

Opuscoli provvisori – 70
2015, pagine 84
euro 4,00

Ha un senso oggi dare voce ai situazionisti? Penso di sì. Molti dei problemi aperti a suo tempo, sia pure in modelli linguistici ormai datati, sono ancora sul tappeto e corrono il rischio di risultare sempre più incomprensibili se non visti alla luce di qualcosa che viene dal passato. E i situazionisti fanno parte del nostro passato, lo si voglia ammettere oppure no.

Michail Bakunin
Scritto contro Marx

Opuscoli provvisori – 69
2015, pagine 118
euro 4,00

Una volta aveva detto che bisognava separare le grandi capacità analitiche di Marx, la sua preparazione filosofica ed economica, la quale poteva essere utilizzata anche dagli anarchici (invero in questo campo endemicamente carenti) e per il resto lo si poteva mettere tra parentesi. Adesso affronta le trame intestine, le calunnie, le chiacchiere di corridoio, i soppesamenti dietro le quinte, le correnti di potere, le meschinerie personali, e tutto quel bagaglio che in una parola si potrebbe definire come “politica”. Semplicemente politica, l’arte di far fare agli altri quello che questi non vogliono fare. E così scopriamo che Marx, prima ancora di essere filosofo ed economista (la grandezza in questi campi è faccenda opinabile), è un politico, un piccolo uomo, un Talleyrand in sedicesimo, rinchiuso nella cucina di casa sua a rimestare le sue carte sul suo sudicio tavolo, sognando di governare il mondo.
Che il coraggio di Bakunin, finalmente da lui preso a due mani, ci serva da utile strumento per saperci comportare di fronte a tanti fracassoni odierni che del loro antico predecessore non hanno in mano che la bieca ottusità politica.

Alfredo M. Bonanno
Autogestione e distruzione

Opuscoli provvisori – 68
2015, pagine 86
euro 4,00

L’autogestione, intesa nel senso non solo di autogestione della produzione ma anche delle lotte, non è possibile se non a condizione che permanga insignificante, un piccolo e trascurabile esempio, un modello di difficile attuazione su scala appena più ampia, insomma qualcosa che resta lì, in attesa di un accadimento futuro che nel suo verificarsi potrebbe dare significato e pericolosità antistatale all’esperienza limitata e insignificante.
E questo accadimento non è solo una crescita quantitativa delle esperienze autogestionarie, un allargarsi non solo della parte di autodeterminazione e anche delle lotte e dei conflitti sociali che quelle pratiche fanno proprie, ma qualcosa d’altro, qualcosa di qualitativamente diverso.
Ecco, questo qualcosa che dà corpo e significato differente alla parola “autogestione”, è la pura e semplice distruzione della società in cui viviamo.

Sergio Ghirardi
Viaggio nell’arcipelago occidentale

Opuscoli provvisori – 67
2015, 2a ediz., pagine 136
euro 4,00

L’arcipelago su cui si svolge una perigliosa navigazione, quella dell’autore,ma anche del lettore non superficiale, è lo stesso dove anche oggi, dopo trentacinque anni, annaspiamo con difficoltà. Non siamo neppure in grado di misurare, adesso, con approssimazione sufficiente, quali condizioni di deriva ci circondano, come emergere afferrandoci all’egoismo e non lasciandoci imbrogliare da venditori di cravatte in difficoltà issati a governatori dei nostri destini, come guardare senza paura la nostra stessa soggettività che pure urge e non accenna minimamente a darsi una calmata, come scavare nei rapporti di affinità per costruire gli attacchi contro il nemico che sappiamo inderogabili. Oppure no?
Se qualche traccia di un possibile percorso resta nei nostri cuori, spesso nemmeno visibile da occhi resi troppo miopi da infagottamenti d’accatto, possiamo riprendere il filo di un discorso che non ci apparirà, allora, e solo allora, né remoto né sibillino.

Anarchismo e progetto insurrezionale Atti del convegno

Opuscoli provvisori – 66
2015, 2a ediz., pagine 172
euro 4,00

I nuovi lettori, e ve ne sono di talmente “nuovi” da imbarazzare ogni presunzione di prefattore, sono pregati di notare che la parola “insurrezionalista” si trova, in queste pagine, citata tre volte. Due volte per riferirsi a una presunta scelta teorica malatestiana di alcuni anarchici che al di là della soglia della propria biblioteca non hanno che vani ricordi di antiche scaramucce più o meno goliardiche, e una sola volta per parlare propriamente delle tesi relative al progetto insurrezionale. Non è una questione terminologica, ma al contrario si tratta di un problema importante.
Pensiamo che la lettura di questo libretto possa ancora essere utile. Si tratta dei primi passi teorici (e pratici, ma questo è un altro problema). Il discorso che oggi facciamo non è molto diverso.
Gutta cavat lapidem. O, almeno, così ci sembra.